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Trivelle sì trivelle no… gnamme, se famo du’ spaghi?

Il vero contendere del Referendum sulle Trivelle non è la tutela dell’ambiente bensì il potere Stato-Regioni, può essere reale occasione per affrontare tematiche ambientali e strategie di produzione energetica…?

@Ansa

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Il Referendum sulle trivelle è stato deciso a inizio Febbraio, un mese e mezzo prima della sua data il 17 Aprile. La scelta di non accorparlo alle amministrative è senza dubbio sospetta e poco economica. Sel e M5s da subito si sono posti a favore del Sì, il primo unendosi alle motivazioni delle Regioni che ne hanno fatto richiesta, il secondo perché persegue l’idea che sia ora di cambiare metodo di produzione energetica. Il Pd da qualche giorno ha preso posizione invitando all’astensione ma si è spaccato al suo interno; non stupisce che il governo voglia bloccare l’atto di rivendicazione delle Regioni. Forza Italia e Fratelli d’Italia stanno mantenendo una posizione defilata. Si sono dichiarati favorevoli al quesito Forza Italia Abruzzo e Forza Italia Emilia Romagna mentre Giovanni Toti, governatore della regione promotrice Liguria, ha detto di essere intenzionato a votare No. Ancora a favore del Sì: L’Altra Europa con Tsipras, Possibile, l’Italia dei Valori, Lega Nord e ovviamente Federazione dei Verdi.

Mappa delle trivelle in Italia fornita dal Ministero dello Sviluppo Economico

Mappa delle trivelle in Italia fornita dal Ministero dello Sviluppo Economico

Dopo di ché è stata un’ascesa di creatività d’ogni genere – dalla professionista alla casareccia, dalla faziosa alla superficiale -aggravata dalle dinamiche di rimbalzo dei social network che come in tutti i passaparola di corridoio sbrodolano informazioni non informate. Insomma, nessuno ci ha capito niente. Investiti da un’inondazione di video e manifesti che inneggiano alla protezione di fauna e flora marina. Da “Trivella tua sorella” al #nonnavotasi, passando per i bei video realizzati dalle/dai giovani studenti delle scuole alle pillole di dati inesatti di vario associazionismo.

La proposta del Referendum sulle Trivelle nasce in risposta allo Sblocca Italia, decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014, che eclude la partecipazione delle Regioni nel rilascio delle concessioni per l’estrazione di gas e petrolio nei nostri mari… e non solo. La società di ricerca Nomisma-Energia riporta che la tassazione complessiva a cui sono sottoposte in Italia le società petrolifere è pari in media al 63,9% , un livello «relativamente alto» nel confronto tra i Paesi Ocse.

Le aziende che estraggono idrocarburi pagano inoltre le royalties, imposte applicate sul valore di vendita del gas o del petrolio estratto. In Italia le royalties per chi trivella in mare sono il 7 per cento per il gas e il 4 per il petrolio, questa volta più basse rispetto a molti altri Paesi. Nel 2015 tutte le estrazioni, sia su mare che in terra, hanno prodotto un gettito da royalties pari a 352 milioni. La quota delle piattaforme entro le 12 miglia, dice il Ministero dello Sviluppo, è stata di circa 38 milioni. Tutti d’accordo sul loro peso minimo per le casse dello Stato.

Grafico di Internazionale, cita 21 piattaforme e le aziende alle quali appartengono

Grafico di Internazionale, cita 21 piattaforme e le aziende alle quali appartengono

Le Regioni vedendosi escluse hanno risposto con la richiesta di stoppare i prelievi entro le 12 miglia dalla costa, area che le coinvolge in pieno. Nuove concessioni infatti sono state vietate nel dicembre 2015 in seguito al dibattito sviluppatosi. Ci sono, però, piattaforme già esistenti che potrebbero ricorrere alle proroghe previste per legge. Con il successo del Sì al Referendum si limiterebbe la durata dell’attività a quanto stabilito dalla concessione originaria, trent’anni.

Le Regioni firmatarie del Referendum sono: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. Tra queste non c’è la Sicilia! Pienamente coinvolta con il Vega (di Edison) nel canale di Sicilia. A Pantelleria la concessione G.R 15 PU autorizza le ricerche. Così come nella zona che sta davanti alle spiagge che vanno da Marina di Modica, a Portopalo di Capo Passero fin su a Marzamemi. L’Adriatico è tutto coinvolto,  l’allarme sulle trivelle al largo delle Isole Tremiti è però rientrato: la Petroceltic, titolare della concessione, a Febbraio ha annunciato che non la utilizzerà. E anche la piattaforma abruzzese di Ombrina Mare non si farà.

L’impatto ambientale degli idrocarburi cambia a seconda che si tratti di ricerca, estrazione o uso. Una delle conseguenze principali dell’estrazione è la subsidenza, colpisce soprattutto l’Adriatico settentrionale. Si tratta dell’abbassamento verticale della superficie terreste. “E’ un fenomeno naturale esacerbato dalle attività di estrazione,” spiega Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR di Bologna. “Per quanto riguarda il petrolio vi possono essere depositi di catrame nei fondali nei pressi degli impianti.” Sempre per la zona adriatica problematica è la correlazione tra le trivellazioni e l’attività sismica del territorio.

Mappa_piattaforme_LegambienteLa tecnica Air-gun è quella più citata in video e articoli, vediamo cos’è: è una tecnica di indagine geofisica utilizzata nella fase di ricerca. Attraverso un dispositivo si produce l’esplosione di bolle d’aria nel mare che percuotono il fondale, l’eco prodotto dal sottosuolo aiuta a capire che cosa c’è in profondità nelle rocce. L’Air-gun disturba i cetacei – come delfini e balene – e nell’Adriatico ve ne sono molti. Seguendo i dati forniti da Legambiente i permessi di ricerca sono nove, sei di questi nell’Adriatico.

Alcune testate giornalistiche parlano di 21/22 piattaforme entro le 12 miglia alle quali stanno per scadere le concessioni mentre nel report di Legambiente leggiamo che «nel nostro mare, entro le 12 miglia, ci sono ad oggi 35 concessioni di estrazione di idrocarburi (coltivazione). Tre di queste sono inattive, una è in sospeso fino alla fine del 2016 (è quella di Ombrina Mare, al largo delle coste abruzzesi), cinque erano non produttive nel 2015. Le altre 26 concessioni, che sono produttive, sono distribuite tra il mare Adriatico, il mar Ionio e il canale di Sicilia, per un totale di 79 piattaforme e 463 pozzi»

L‘incidenza della produzione delle piattaforme in mare entro le 12 miglia per il petrolio è dello 0,95% rispetto al fabbisogno nazionale nell’anno 2014. Lo stesso anno, i consumi di gas sono stati di 62 miliardi di Smc (Standard metri cubi, unità di misura per il consumo di gas) e l’incidenza della produzione di gas dalle piattaforme entro le 12 miglia è stata del 3% del fabbisogno nazionale. Il report di Legambiente è in sintonia con i dati del Ministero dello Sviluppo Economico, che, “parlano chiaro. Sommando risorse certe e risorse probabili, abbiamo nel sottosuolo italiano l’equivalente di 23 mesi di consumo di gas e di 38 mesi di consumo di petrolio,” dichiara Nicola Armaroli.

Il ministro Federica Guidi ha annunciato ieri di volersi dimettere per una questione di opportunità politica dopo l'inchiesta sul traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti legati all'Eni di nel Viggiano, in provincia di Potenza. @ANSA

Il ministro Federica Guidi ha annunciato ieri di volersi dimettere per una questione di opportunità politica dopo l’inchiesta sul traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti legati all’Eni di nel Viggiano, in provincia di Potenza. @ANSA

E i lavoratori? Non si riesce a quantificare l’effetto che la vittoria del Sì avrebbe sui lavoratori, non si riescono a reperire dati certi, fonti autorevoli. Parliamo di lavoratori che verrebbero comunque trasferiti (licenziati?) una volta finito il periodo di concessione: trent’anni. Quindi tutte le piattaforme adesso in funzione a prescindere dal risultato del Referendum continueranno a lavorare fino allo scadere di questo periodo; a meno che non l’abbiano già fatto, non potranno chiedere le proroghe che sono estensibili in fasi di 10 anni, successivamente di 5, poi di nuovo di 5 anni e, infine, fino all’esaurimento del giacimento. E’ sulle possibilità di proroga che interviene il Referendum abrogativo promosso dalle Regioni.

Il dibattito è spinoso sì ma non come lo fu per il Nucleare. “Il significato di questo referendum va al di là del suo quesito specifico, che riguarda una questione minimale. E’ sempre stato così, sin dal referendum sul nucleare del 1987.” sostiene Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR di Bologna che attribuisce a  questo Referendum un “importantissimo significato politico: gli italiani sono chiamati a dire se vogliono continuare una politica energetica basata sugli idrocarburi e legata al passato o se vogliono che l’Italia si incammini senza incertezze lungo la strada della transizione energetica alle rinnovabili.”

Il Referendum del 1987 pesa ancora ‘inutilmente’ nelle nostre bollette. Nella bolletta dell’energia elettrica che arriva a casa leggendo attentamente noteremo che con un terzo dell’importo paghi effettivamente la luce consumata… il resto sono tasse. Tra queste le tasse sul nucleare che non abbiamo più (ma dobbiamo mantenere il nucleo fresco) e la quota per le fonti alternative. Di queste ne usufruiscono solo i ricchi che hanno avuto possibilità di creare grandi impianti di eoliche e fotovoltaico, mentre il cittadino povero paga per loro.

Ogni azione dell’uomo porta un cambiamento… la paura è che anche le eoliche e le altre fonti alternative presto riveleranno a pieno la loro faccia nera. Mentre nell’uomo cresce il bisogno di elettricità, sempre di più, di energia, sempre di più… la Terra non conosce più la quiete della notte, il buio dove il cielo stellato si legge come nitido disegno, no, ormai è visibile solo in pochi e rari luoghi. Macchine domestiche e industriali, sistemi informatici e meccanici… di giorno e di notte. E siamo a caccia di energia, affamati, smembriamo questa terra non curanti(?), impegnati solo ad alimentare il nostro sistema? Con l’accordo di Parigi qualcosa dovrà pur cambiare, intanto qui un Referendum nato per rivendicazione di potere ma che può liberare le nostre coste e lasciare che il sottosuolo si riposi, si rigeneri.

Certificato che queste sono le ultime risorse di petrolio e di gas che abbiamo in Italia, Nicola Armaroli si pone anche questa domanda: “Dove sta scritto che dobbiamo consumare tutto noi? Perché non lasciare qualche risorsa del sottosuolo anche ai nostri figli?”

(1 Aprile 2016)

 

 

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Discussione

4 pensieri su “Trivelle sì trivelle no… gnamme, se famo du’ spaghi?

  1. articolo ben fatto rispecchia la realtà

    Mi piace

    Pubblicato da enzo | aprile 1, 2016, 8:59 am
  2. Ok! 🙂

    Mi piace

    Pubblicato da Eliana Verzì | aprile 4, 2016, 7:04 pm

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  1. Pingback: Quorum e referendum, una coperta corta | In StereoType - aprile 8, 2016

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