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Pazienza, un 60° non compleanno

andrea pazienzaBuon Compleanno Paz!
Oggi, 23 maggio, ricorrono i 60 anni dalla nascita di Andrea Pazienza, artista disegnatore fumettista. E’ morto quando ne aveva 32. Lui stesso in un’intervista rilasciata nel 1987, parlando del Dams mai finito e ironizzando sul fatto che la laurea sarebbe arrivata ad honorem a sessant’anni, si chiedeva “chissà se ci sarò io quando avrò sessant’anni”. Forse proprio per questo, per quel misterioso gioco di coincidenze significative, tale ricorrenza sta suscitando tanto interesse. L’ha ‘chiamata’ e il caso risponde… o il mercato?

Un sito ufficiale e tanti ricordi Ad Aprile è stato consegnato al web il sito ufficiale dell’artista, dichiaratamente in concomitanza con la ricorrenza dei 60 anni dalla nascita. Dai quotidiani e riviste 2.0, lungo le traiettorie di social e blog circolano da tempo articoli sul libero disegnatore. Alcuni con fare poco condivisibile si chiedono come sarebbe oggi se fosse vivo. Ma non lo è e la storia non si costruisce con i se.

Da Pazeroticus

Da Pazeroticus

Mostre, itinerari e collettiveUn giorno da Paz” sarà questo lunedì a Bologna, città che ha ospitato Andrea in anni assai importanti per lui, in quanto poco più che ventenne, e per l’Italia, in quanto correva il 1977. Lunedì 23 l’Accademia di Belle Arti coinvolgerà la città intera in una giornata dedicata a Pazienza. Non è l’unica iniziativa: domenica 22 è partita, presso il MAT Museo dell’Alto Tavoliere di San Severo, la collettiva Buon compleanno Paz!  curata da Vincino, ‘quel rimbambinto’ che andò a incontrare Sandro Pertini senza dire nulla ad Andrea; tra qualche riga ne saprete di più.

Dal 21 maggio è partita l’iniziativa editoriale de La Repubblica e Fandango: fino al 6 agosto ogni settimana con 10 euro in più rispetto al costo del giornale, potremo collezionare tutte le opere di Paz. E ne siamo ben contenti se si pensa che girando le grandi librerie di una città come Catania non si riesce a trovar nulla di Pazienza, se non un volume delle Avventure di Pentothal e, contro ogni stereotipo, presso una Mondadori (quella di piazza Roma).

andrea-pazienza-locandina-lacittà delle donne-federico-felliniPazienza come artista è nato giovanissimo, figlio d’arte, era consapevole del suo talento e più volte scrisse a chiare lettere di essere il migliore disegnatore vivente. Ma non è solo questo a farlo grande, imprescindibili sono la sua coraggiosa libertà; una sensibilità contraddittoria e corrosiva; e la ricerca di qualcosa di autentico, ‘reale’, personale da dire. “Sono alla ricerca continua di motivi validi per comunicare qualcosa, per continuare a raccontare favole. Che poi queste arrivino a 5000/50000 o 5 persone mi lascia del tutto indifferente dal momento che sono pagato più degli altri e questo me lo sono conquistato senza volerlo.” pazienza-il-male-totoCiò però non significa superficialità o altezzosità, ricordiamo che presentò numerosi bozzetti quando Fellini lo interpellò, insieme ad altri, cercando un disegnatore per la locandina de La città delle donne.

Eclettico, le tavole potevano susseguirsi in stili e modi assai diversi, vertiginosi balzi descrittivi ed emotivi. Eppure come ogni artista aveva qualcosa di immediatamente riconoscibile; nei tratti dei volti dei suoi personaggi soprattutto. Era inquieto e non faceva altro che disegnare. Quando si sentiva agitato, come racconta lui stesso, si metteva a illustrare, canalizzava il suo malessere immaginando personaggi cattivi che si comportavano male con persone che meritavano quella cattiveria perché ancor più cattivi del cattivo che ‘cattiveggiava’.

La politica era imprescindibile, raccontava il suo contesto, la sua vita, il suo essere un’artista che si contorceva in quel tumulto creativo: tra il bisogno di esprimersi nell’isolamento, inevitabile luogo d’arte, e senso di colpa verso il dovere di dare il proprio contributo sociale-politico che, sentiva di non assolvere abbastanza. In Pentothal realizzato quando aveva 21 anni emerge il conflitto tra l’inevitabile impulso a far arte e il desiderio di partecipazione. Siamo negli anni settanta crisi e contestazioni accendono focolai di violenta ribellione e altrettanta violenta repressione.

Da Le avventure di Pentothal ... il dilemma dell'artista. Arte e partecipazione

Da Le avventure di Pentothal … il dilemma dell’artista. Arte e partecipazione

La dimensione del corpo, è sempre stato un tema caro, vissuto tormentato e importante riflessione per gli artisti, il corpo come veicolo e allo stesso tempo come limite. Andrea il suo corpo lo usava, forse senza ritegno. Questa relazione, quasi fastidiosa, emerge negli scritti, nei personaggi e nel modo in cui trattava il suo, facendo uso di droghe “Il corpo dell’artista è un teatro di operazioni, l’ambito di una ricerca, un modello sempre a portata di mano e a buon mercato, un Robot, l’avvio d’una investigazione, la verifica del gesto, il veicolo dell’Arte e le arti altre. Belle ho le mani, per le quali aborro lavori pesanti o pericolosi”.

Sempre con lente e bisturi sulla parte infera e volgare che dimora in ognuno. L’unico che Pazienza trattò con ironia gentile, si potrebbe dire con dolcezza, fu Sandro Pertini. Andrea confermava quell’amore e ammirazione che l’ex partigiano ha suscitato nell’intero popolo italiano. E la simpatia era reciproca.

paz-e-pertPertini e Pazienza non s’incontrarono mai. “Io Pertini non l’ho mai conosciuto. Mi telefonò ai tempi del Male per una copertina che gli avevo fatto e che egli voleva l’originale. Disse così: “Pronto! Caro, mi è piaciuto il tuo disegno, dammelo che me lo appendo in camera, sarà senza dubbio il quadro migliore tra quelli di Fanfani e di mia moglie. Quanti anni hai?” 21 “Uh! Beh, senti, io ti voglio invitare a pranzo ma siccome sono prigioniero dovrai venire tu al Quirinale!” E infatti l’invito arrivò al Male. Il mio personale più altri due, ma non mi dissero niente e ci andarono invece quel rottinculo di Sparagna, quel rimbambito di Vincino e, udite udite, quel gasteropodo di Forattini!!! Vigliacchi! Non vi perdonerò mai!”

(23 Maggio 2016)

 

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