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I Mai-Mai del Congo, dal potere dell’acqua alla guerra del coltan

Una milizia Mai-Mai in Congo (da www.africa-express.info)

I Mai-Mai del Congo sono milizie popolari immortali per l’autodifesa dei villaggi: di fronte ai colpi d’arma da fuoco non muoiono. È il potere dell’acqua che li rende tali… questa è solo una delle tante storie raccontate da Giampaolo Musumeci nel suo live show Oltreconfine. “Cosa succede quando la superstizione si impossessa di un’intera società? È l’effetto “fantasma di fumo”: credenze irrazionali che diventano drammaticamente reali e provocano crisi internazionali, panico sui mercati, conflitti militari…

Non tutti sanno che… il film Apocalypse now si ispirò a un romanzo scritto esattamente un secolo prima. L’italo-americano Francis Ford Coppola nel 1979 narrò il reale abominio della guerra in Vietnam, che si era appena conclusa, ispirandosi a Cuore di tenebra del polacco britannico Joseph Conrad, che nel 1899 narrò il reale abominio del colonialismo in Africa. Lui stesso per descriverlo si ispirò a un lungo viaggio che fece in battello lungo il selvaggio fiume Congo.

Il secondo fiume più ampio del mondo, dopo il Rio delle Amazzoni, attraversa e divide l’omonimo, enorme stato. Da sempre lacerato tra la grandiosità della natura e la miseria dell’uomo. Un Paese che fu un Regno prospero, schiavizzato dal Portogallo, caduto nel pieno della guerra civile, e riunificato da una donna, Dona Beatriz, poi bruciata sul rogo come strega nel 1706. Un Paese che ha appena vissuto 30 anni di dittatura (fino al 1998) sotto il crudele Mobutu. Lo stesso Paese in cui due anni fa hanno scoperto una nuova specie di scimmia, incredibile, dal volto sempre più umano.

La regione del fiume Congo è anche il luogo dove ci sono più riserve di coltan. “Miscela di minerali”, che già si estraeva dalla seconda guerra mondiale, ma mai era stata utilizzata così tanto come oggi, diventata, insieme al cobalto, materia prima di computer e cellulari. È una “sabbia nera” cancerogena. Viene raccolta a mani nude da bambini di 8 anni, e forse meno. E “viene spesso scambiata da organizzazioni paramilitari e guerriglieri africani, con armi e altri beni”: il coltan sta causando una guerra che perdura da anni, e sempre lungo il fiume (quando la Playstation 2 era introvabile… era perché di là c’è gente che si ammazza per controllare le miniere). Il gioco vale davvero la candela?

la scimmia lesula

Il Lesula scoperto in Congo: la “scimmia umana” (da Wikipedia)

Lungo il fiume Congo, infine, si aggirano i Mai-Mai.

Oggi con il termine Mai-Mai (o Maji-Maji che in swahili significa “acqua”) si indicano tutte le milizie popolari attive dalla seconda guerra del Congo (finita nel 1998) all’interno del Paese. Costituite per difendere il proprio territorio nei confronti di altri gruppi armati, come quelli della vicina Ruanda, le loro origini sono in realtà più antiche e diffuse.

La Storia racconta che a fine ‘800 le potenze europee decisero per la “spartizione dell’Africa”, in modo del tutto arbitrario,  dando vita al cosiddetto “Nuovo imperialismo” e relativa costituzione di veri e propri stati coloniali. La Germania si prese la parte orientale, dalla Tanzania al Togo attuali. E applicò tasse e lavori forzati (stereotipicamente: cotone). Nel 1905 a seguito di una forte carestia, il popolo insorse.

E come sempre in Africa, anche l’animismo intervenne. Uno dei leader della rivolta fu infatti uno stregone che affermava di essere posseduto dallo spirito del serpente sacro Hongo che lo aveva incaricato di sterminare i tedeschi. Sostenne inoltre di aver creato una “medicina di guerra” che avrebbe trasformato i proiettili in acqua. Questa pozione magica era composta dall’acqua stessa, semi di miglio e olio di ricino. Convinti della potenza di questo liquido magico, i seguaci iniziarono una rivolta conosciuta come la ribellione dei Maji Maji.

Inutile dire che furono sterminati dopo alcune iniziali vittorie. Eppure la leggenda della più grande rivolta africana contro il colonialismo si mantenne nel tempo, e ancora oggi il potere dell’acqua esercita un’enorme influenza nella mente di queste milizie e di chi si ritrova a doverle affrontare. Lo stereotipo che si trasforma in fantasma di fumo.

I Mai-Mai (r)esistono ancora oggi nei villaggi dell’Africa e per difendersi usano i machete. Partono da un’idea civile, ma sono guerriglieri a tutti gli effetti: nei casi in cui lo ritengano necessario, massacrano civili e animali (soprattutto gorilla). Ma la loro vera arma resta ancora l’acqua: “se gli spari, infatti, non muoiono”. È questo che racconta ancora la gente:  l’immortalità si ottiene “grazie a dei rituali che compiono prima di andare in battaglia. Per esempio la notte precedente non devono giacere con delle donne, mentre negli attimi prima, si spruzzano d’acqua e indossano monili di foglie. La gente ci crede ancora così tanto che molti scappano prima di affrontarli. Nel 2013 per esempio, uno dei tanti gruppi armati Mai-Mai che si formano in un Congo multietnico e senza alcuna intenzione di unificarsi, prese il controllo della capitale del Katanga (regione ricchissima di coltan e altri minerali). “Nessuno ha reagito, né la popolazione, né l’esercito regolare. Si sono arresi solo dopo l’intervento dei caschi blu”.

E se qualcuno di loro dovesse morire durante lo scontro… c’è sempre l’alibi, “è morto perché evidentemente non aveva seguito bene il rituale”. Mai-mai è anche il grido di guerra che queste milizie utilizzano per spaventare i nemici: richiama la memoria collettiva di un movimento che nacque, comunque, come “resistenza etnica”, l’unico modo di difendersi da uno straniero che in Congo, in Africa, non ha quasi mai avuto intenzioni pacifiche.

Leggi anche… Tutte le altre storie sul “fantasma di fumo”

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