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Il nemico comune

Antonio Di Pietro e Silvio Berlusconi, nemici in un duello ormai da nostalgici

A sinistra Antonio Di Pietro, per un periodo simbolo di lotta della sinistra contro il nemico comune Silvio Berlusconi (a destra) e la corruzione in generale

Si vis pacem, para bellum. Se vuoi la pace, preparati a fare la guerra, dicevano gli antichi romani, che dal punto di vista delle strategie politiche hanno fatto da maestri a tutti quelli che sono succeduti – ad esempio Stati Uniti e Unione Sovietica post Seconda Guerra Mondiale hanno provato a ricalcare la pax augustea. E il miglior modo per ottenere la pace, soprattutto interna, è trovare un nemico comune da sconfiggere, niente fortifica così tanto l’identità. Il femminismo a stelle e strisce si è ripreso ad alti livelli, per contrasto all’elezione del misogino e antiabortista Donald Trump (dunque non sempre è da considerarsi una cosa negativa).

Gli psicologi hanno riscontrato che il comportamento umano (e prevalentemente maschile) assomiglia molto a quello degli scimpanzé, a proposito della scimmia nuda che ha spopolato a Sanremo – anche se qualcuno ascoltava solo il ritmo della canzone di Francesco Gabbani. I simpatici primati diventano molto aggressivi quando difendono il territorio dai gruppi rivali, così facciamo noi quando ci sentiamo minacciati. Cimentiamo i rapporti con il vicinato, passando sopra diverbi precedenti. Addirittura gli studiosi hanno scoperto che c’è maggiore predisposizione a condividere somme di denaro, il che la dice lunga.

I principi etnico, sociale e religioso sono i primi identificativi, perciò anche i più usati. Già la Bibbia racconta di faide fra tribù, massacri, pulizie etniche nel ristretto territorio palestinese. Gli antichi romani, che più o meno sopportavano gli stranieri e le altre confessioni (attingendone a piene mani), perseguitavano i cristiani perché mettevano a repentaglio un sistema in realtà già in crisi. A ruota, saranno i cristiani, per salvare l’unità, ad andare contro eretici, minoranze, scienziati, ebrei, musulmani, in un gioco dove vittime e carnefici si scambiano di continuo le parti – perfino gli armeni subiscono il genocidio dai turchi per poi rifarsi sugli azeri, cifre diverse ma stesso principio ispiratore.

Una classica manifestazione leghista con iperbole sulla presunta invasione del nemico comune del" bravo cittadino", gli immigrati!

Cementare l’identità andando contro gli “invasori”, nemico comune dei “nativi”

L’Europa ci ha campato per secoli con la teoria dell’equilibrio, quel tutti contro uno quando quell’uno è abbastanza forte da mettere a repentaglio gli altri. Ne avevamo parlato nel parallelo, nemmeno troppo azzardato, con l’alleanza solo apparentemente assurda fra il cartello di Cali e la forze speciali della polizia colombiana per far crollare Pablo Escobar. Stessa storia, nell’Unione Europea prevale la Germania? In Italia e non solo, tutti contro Angela Merkel, da destra a sinistra c’è una rara unione di vedute nel ritenere che o l’organizzazione continentale si fa tra pari o niente. Poi nel mirino ci sarà la Francia, magari. Perché ci si odia fra pisani e livornesi, catanesi e palermitani, fra Roma nord e sud, ma contro i Paesi esteri scatta quell’italianità che si vede soprattutto ai campionati del mondo di calcio. Verso francesi e tedeschi c’è quello sguardo ambivalente, ci sentiamo inferiori per economia e società ma più furbi, come nelle barzellette classiche.

Verso gli stranieri poveri (gli immigrati) invece c’è solo disprezzo. Sì, un po’ di invidia verso il fisico degli africani, ma poi il fattore “riccanza prevale. Il “noi contro loro” più facile è quello sugli “invasori”, tanto che di retorica se ne sente veramente troppa. Che andrebbe pure bene se nessuno ci cascasse. Le cifre statistiche hanno parlato, l’Italia non solo ha meno profughi di mezza Europa, ma anche molti meno di Paesi dall’economia fragile come Etiopia, Libano e Giordania, che pure non fanno tutte queste storie. Ora a destra sta tornando di moda quel termine un po’ caduto in disuso, “sovranità nazionale”, che con la globalizzazione, l’Onu e l’Ue si stava perdendo. “Ci stanno rubando lavoro, religione, cittadinanza, fra 10 anni saremo tutti negri musulmani gay con figli nati tramite utero in affitto, ahhhh!”. Paura + intolleranza = consenso facile.

Ogni schieramento, da destra a sinistra, applica la teoria del nemico comune in maniera evidente, anche se spesso lo nega. Il Partito Nazionale Fascista nacque non per ideale ma solo per eliminare il socialismo, dalla violenza nelle campagne alla violenza istituzionale. Nessuna rivoluzione dunque, nonostante molti fascisti si fregino di quel termine. Decisamente più nobile è stata l’alleanza democristiani-comunisti-forze minori proprio in chiave antifascista, che ha portato a una Costituzione condivisa (altrimenti magari non sarebbe stata così), ma pur sempre nata come “anti”.

Silvio Berlusconi è stato il più grande aggregatore della destra moderna ma soprattutto della sinistra (dalla morte di Berlinguer). Anche troppo, visto che le coalizioni sono state così ampie, da Bertinotti a Mastella, che due volte il povero Romano Prodi è crollato sotto il fuoco presunto amico. In crisi Silvio, né la destra né la sinistra si sono riprese. L’esempio lampante è Antonio Di Pietro e l’inconsistenza dell’Italia dei Valori, che ha cessato la sua funzionalità.

Grafico comparato dei costi, fra accoglienza ed evasione fiscale

Qual è il vero nemico comune?

Ora da una parte c’è Matteo Salvini che prova a passare sopra gli screzi di area, ma con un programma anti-euro, anti-Europa, anti-immigrati, anti-Pd-Verdini-Alfano-Fornero ecc. In mezzo il più trasversale di tutti, il Movimento 5 Stelle anti-casta, anti-vecchia politica, anti-corruzione, buona base di partenza ma poi? Non è possibile fare pseudo-referendum on line per chiedere alla base che posizione prendere, ad esempio sull’immigrazione. Dal programma si genera consenso, non viceversa. A sinistra non sono abbastanza svegli da crearsi un nemico comune, ma non per questo le cose vanno meglio. Semplicemente ci sono prima le correnti anti-Renzi o anti-D’Alema ecc, solo dopo si è anti-5 Stelle, nella non inedita alleanza con il centrodestra, in questo rodeo stucchevole.

Nel suo romanzo fantascientifico L’occhio gigante, Max Ehrlich ipotizza come il rischio di collisione con un pianeta diretto verso la Terra, possa appianare anche le divergenze Usa-Urss in piena Guerra Fredda. Nel finale utopistico, l’impatto è scongiurato e il nuovo stile di vita pacifico viene mantenuto da tutti. Ma serve per forza uno spauracchio, vero o supposto, per esorcizzare i timori e raggiungere un obiettivo?

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