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Santi, poeti, navigatori e costituzionalisti

19059Belli i tempi in cui ogni italiano aveva da dire la sua sulla formazione della Nazionale di calcio, se avesse dovuto giocare Baggio, Del Piero o Totti, con il 4-4-2, il 4-3-3 o il 6-6-6. Due motivi: primo, c’era sovrabbondanza di campioni, con tutto il rispetto per Pellè che no, non ha solo una “L” in più della Perla Nera brasiliana e per di più gioca in Cina. Secondo, in fondo che danno si faceva al Paese? Al massimo si litigava con gli amici e ci si riappacificava con la birra, almeno fino alla partita seguente. Da santi, poeti, navigatori e commissari tecnici, siamo diventati ora anche costituzionalisti.

Perché da quando, circa 8 mesi fa, si è detto che si sarebbe andati al referendum per approvare le riforme costituzionali, ognuno ha pensato bene di dire la sua. Solo che diventare esperti di calcio richiede appena un briciolo di passione, per diventare esperti costituzionalisti magari qualche studio in più serve. E infatti il livello tecnico della discussione non è stato elevatissimo, per essere generosi. Ci si è limitati, ovviamente con qualche rara eccezione, a recitare slogan, andare nel futuro (senza troppo criterio) o buttare giù Renzi, difendendo una Costituzione fino a quel momento ignorata.

Pochi hanno dibattuto se il doppio ruolo senatore-consigliere regionale fosse sostenibile, se la divisione di competenze Stato-Regioni fosse chiara o auspicabile, visto che andava controcorrente rispetto alle tendenze autonomiste di buona parte del mondo. Né si è mai parlato del Cnel, nemmeno il Cnel stesso ha provato a difendere la propria esistenza. Insomma pochi si sono addentrati nel famoso “merito”, il mantra ripetuto dal Governo fino all’ossessione – qualche sinonimo, qualche parafrasi no? Ma come biasimare (solo) l’elettorato della base, quando sono stati i vertici politici ad impostarla in questo modo?

È tragicomico pensare a neofascisti che hanno difeso una Carta nata proprio come antifascista, ma più in generale a buona parte del fronte del no che ne ha urlato l’intoccabilità, scoprendosi come d’incanto affezionato a una Costituzione non sempre applicata. Vedi il ripudio della guerra come mezzo di offesa (aggirato con le “missioni di pace”), l’accoglienza e il diritto d’asilo, la mancata attuazione dell’articolo 39, sull’organizzazione dei sindacati. Sarà che uno li vede sempre in tv e non ci pensa…  download

Meglio ancora, la nomina del terzo esecutivo della legislatura, dopo quelli Letta e Renzi, ha riportato alla luce le lacune nella conoscenza dei procedimenti. Chi invoca un Governo finalmente eletto, deve quantomeno sapere che l’Italia è una Repubblica parlamentare, cioè elegge direttamente (almeno fino a che c’erano le preferenze) solo il Parlamento, che a sua volta indica al Presidente della Repubblica, attraverso consultazioni, il Primo Ministro. Guarda un po’, sta scritto nella Costituzione, è un fatto, non una presa di parte – anche perché veramente non saprei proprio quali parti prendere in questo scenario, è solo bello far notare le incongruenze. Che nella pratica degli ultimi anni si sapesse in anticipo il candidato, la costante Berlusconi di volta in volta contro Prodi, Rutelli, Prodi, Veltroni, Bersani, non vuol dire che appunto dalle urne uscisse il nome del Premier…

Siamo bombardati di informazioni, spesso false, ma manca un pizzico (a dir poco) di saggezza. Il giorno fatidico del 4 dicembre, vissuto da astenuto e da scrutatore (anche io sono incoerente) è stato un bel campionario di spaccato sociale. A parte la gente che entrava chiedendo “ma bisogna votare sì o no? Come si vota?” anziché starsene a casa (per fortuna una o due persone massimo), a tenere banco è stato il caso delle matite copiative. Uno su tre chiedeva: si cancellano? Sono indelebili? Scrivono bene? Si spuntano? Mentre in testa scorreva l’immagine di Joe Pesci/Nicky Santoro che in Casino uccide un rivale al bar infilzandogli la giugulare con una penna (non copiativa!). Se Piero Perù, che pure come cantante venti anni fa era stimabile, diventa leader del movimento anti-matite, qualcosa non va. Oltre al fatto che nel suo tweet di denuncia pubblicizzasse con tanto di hashtag il suo album in uscita, ma è un’altra storia…

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Baggio, Del Piero e Totti

O ancora, una giovane rappresentante di uno dei due comitati, neanche conta quale, che si vanta di non votare da una vita per poi far finta di ricordare che da lei, in Sicilia, si vota a penna, così sì che il tratto non si cancella! O l’altra che alle 23.50 ci rimane seriamente male che il seggio è stato chiuso – nel senso di spoglio ultimato e tutto – perché se avessimo sforato la mezzanotte avrebbe avuto la giustifica per un giorno di riposo in più. Facile pretendere dagli altri il rispetto delle regole se siamo i primi “traffichini”, anche se si tratta di modificare un verbale per 10 minuti, che di per sé è una cosa da niente.

In fondo è cambiato poco, l’animo da tifosi è quello che prevale, la competenza dei discorsi era quella da proverbiale bar dello sport. E non è certo colpa della “discesa in campo” di Berlusconi e del suo gergo politico/calcistico. Lui ha solo capito che avrebbe funzionato. Speriamo tornino presto i campioni in Nazionale, almeno si tornerà a parlare di ciò che conosciamo meglio!

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