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“È tutto un equilibrio sopra la follia” : i media (2)

malati-di-nientLa follia non si sa bene cos’è e per questo fa paura, allora l’informazione ha un ruolo fondamentale: è in fondo più possibile di ieri che dalla follia come “atto sconsiderato” si possa pensare anche all’anticonformista stay foolish (“rimanete folli”) di Steve Jobs. In ogni caso, come diceva Freud, “la follia è dentro la vita quotidiana” ed è dannoso fare finta che non sia così…

[continua da “È tutto un equilibrio sopra la follia”: la psichiatria (1)] Ma chi è che si occupa di parole? Il giornalismo, ovviamente. E il problema è sempre quello: la tendenza a negativizzare che è costituente dei media – sangue chiama audience -, ma di sicuro “il sensazionalismo aumenta lo stigma e l’esclusione sociale di chi soffre di malattie mentali. Come si dovrebbe sentire una persona che soffre di depressione quando legge un titolo del tipo Depresso stermina la famiglia?”, si chiede Claudio Mencacci, presidente della Società di Psichiatria. Il radicamento degli stereotipi è un’azione più dannosa di quello che si potrebbe pensare: diceva Einstein “è più facile rompere un atomo che un pregiudizio”.

Il fatto clamoroso per esempio, che dall’anno scorso stanno finalmente chiudendo tutti gli OPG in Italia, ovvero gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (l’evoluzione dei manicomi chiusi con Basaglia), “una nefandezza civile”, aveva detto Giorgio Napolitano, era una notizia di notevole importanza (positiva) che ha fatto balzare il Paese in avanti di almeno 25 anni, ma che i (grandi) media hanno abbastanza ignorato. (Forse anche perché a capo della commissione d’inchiesta del 2013 che per prima rivelò le condizioni di estremo degrado di quelle strutture, anche si sapeva da sempre, fu il tanto, eccessivamente, odiato Ignazio Marino?) (Gli italiani sembrano particolarmente bravi a lamentarsi, per poi punire chi tenta di cambiare le cose!) Anche se poi, le successive e attuali Rems (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza), la terza evoluzione dei manicomi, sono strutture ancora inefficienti e stereotipate: molti psichiatri ritengono ormai che “l’incapacità di intendere e di volere” non esista, esistono le malattie psichiatriche questo sì (i disturbi della senso-percezione per esempio, come le allucinazioni, che possono essere non solo uditive e visive, ma anche tattili, cenestesiche, olfattive e gustative!), allora la vera evoluzione dovrebbe essere la presenza di equipe mediche e psichiatriche nelle carceri (che nel frattempo dovrebbero diventare “istituti educativi”). Smettendola insomma di separare queste persone dal resto della realtà, o di punirle eccessivamente rispetto a una condizione mentale che, di base, non ha colpe.

albert-einstein-20-728Come diceva Vasco, “è tutto un equilibrio sopra la follia”, perché in realtà la “normalità” non esiste, esiste ciò che è comune e ciò che è raro, ma ci stiamo tutti su quel filo. Per esempio molti di noi sono dipendenti, e anche la dipendenza (fisica e/o psichica da cibo, sostanze stupefacenti, sesso, lavoro, gioco, shopping, televisione, internet, videogame, sport… insomma qualsiasi cosa, animale o persona) è una patologia, una “malattia mentale”. Riguardo le droghe, la maggior parte magari è dipendente da nicotina, che è legale, ma non per questo è una dipendenza minore. La differenza è che sulle altre droghe, quelle illegali, il rischio “di rimanerci sotto” (andare in psicosi) c’è sempre per tutti, ma molto dipende se si è adolescenti con il cervello ancora in formazione (fino ai 24-25 anni), e come sta questo cervello. “La legalizzazione ha registrato un numero maggiore di vittime a Ibiza (ma provenienti da tutta Europa) dai 17 ai 29 anni: tutte legate all’abuso di sostanze psicoattive. I venditori si chiamano drugs designers e nelle discoteche si presentano con sostanze sempre nuove. Quando si parla di cannabis invece, rispetto alle altre droghe, le fasce d’età dei consumatori sono varie. La skunk è un cannabinoide che ha un livello di thc oltre il 35%: adolescenti che già dimostravano “vulnerabilità psichiatrica” (cioè un apparato psichico di per sé meno difeso e più delicato) dopo l’assunzione si sentivano male e necessitavano ricoveri in pronto soccorso”. In ogni caso per i giovani il vero grave problema rimane l’alcool, l’unica droga a essere già globalmente legalizzata, ma tra quelle che registra più dipendenza.

Per non parlare di altre “droghe virtuali” ma legali, come il gioco online, su cui l’Europa sta elaborando protocolli comuni di cura, che portano a quella che oggi si definisce “ludopatia”, altro termine che sembra nascondere una dipendenza vera e propria che si dovrebbe combattere a partire dallo Stato. O altri aspetti di vita ancora più agghiaccianti come la violenza sulle donne. “Uccisa dal caldo, dal raptus… mi sembra ci sia un arretramento di linguaggio”, osserva la senatrice PD Emilia De Biasi, “semplificazioni che trasformano uomini in mostri, quando sono persone con problemi seri”. Sicuramente più dipendenti delle donne che cercano di controllare.

romasparita_sds1750Per fortuna, nel corso del tempo le parole cambiano. È come se, quando esse diventano abusate, si decidesse di “riformalizzarle”. Secondo gli psichiatri, periodici cambiamenti delle “definizioni” portano a risultati positivi: “pensate a come chiamavamo il lebbroso, il mongoloide, il maniaco, il ritardato…”, parole che a un certo punto erano diventate veri e propri insulti, “sostituite con nuove (vecchie) parole (morbo di Hansen, sindrome di Down, disturbi bipolari…)” più tecniche, che non solo aiutano ad abbattere lo stereotipo dilagato nel frattempo, ma portano anche “maggiore informazione per le persone, più aiuto e interventi psico-sociali”.

“Abbiamo un cervello molto complesso” dice lo psichiatra Massimo di Giannantonio, “diviso in un emisfero sinistro che si occupa di logica, prassi, coerenza, intelletto. E un emisfero destro (per me di maggiore importanza) che è quello animale e istintuale, che riguarda sensazioni, pulsioni, emozioni”. L’equilibrio possibile si crea ogni giorno: “è questa dialettica”, e come pesa da una parte o dall’altra, “che spiega cosa sia la sofferenza mentale”.

Insomma, la maggior parte dei “matti” non è “rinchiusa” da qualche parte, ma ancora oggi “non si presuppone di poter avere a che fare con loro“, così, andando semplicemente in giro per una città, come si incontra altra gente, su un autobus, al bar, in un locale… ma il fatto è strano, se ci si pensa, visto che alla fine loro siamo tutti noi. Diceva un’altra canzone: “oh non siamo tutti, chi un po’ di più, o chi un po’ di meno, siamo tutti, tutti, tutti, completamente pazzi” ?

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