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Le ragioni del Nì

altanreferendum

Stavolta il quorum non è necessario (perché il referendum del 4 dicembre è confermativo), significa che sulla Costituzione si potrà decidere anche in 3 persone. Perché, tra accozzaglie da e accozzaglie da No… che ne è delle accozzaglie da Boh? Tutti quegli italiani indecisi che magari alla fine non voteranno? E non solo perché non hanno capito una benemerita riguardo la riforma (e non certo per colpa loro)…

In giorni (che dico… settimane, mesi!) di campagna elettorale pre-referendum non ce la si fa veramente più. Le politiche o le amministrative, o altri referendum passati, sono stati niente in confronto a quante ideologie, sconfessioni e martellamenti, si vedono in giro adesso, tanto che hanno provocato un disorientamento mai registrato prima.

Li si è sempre definiti “indecisi”, ma stavolta molti sono più che altro “confusi” e hanno raggiunto il record. 12 milioni, ovvero il 25% degli elettori (fonte Demopolis) non sa che fare. Si dividono tra 7 milioni con l’intenzione di andare a votare, ma ancora non sanno che cosa, e 5 milioni più orientati all’astensione.

Un numero impressionante di italiani che non può contare nemmeno più sui classici “appigli”. Sarà dato dall’influenza dell’avvento dei 5stelle in Parlamento che si dicono “né di destra né di sinistra”, finendo per essere “un po’ di destra e un po’ di sinistra”…? Perché col tempo sembra che i fronti si stiano “de-identificando” sempre di più. Centro-destra e centro-sinistra sono confusi (la “vera” sinistra dispersa da tempo, la destra che si ringalluzzisce con vari estremi) ormai così tanto che ogni persona all’interno di ogni schieramento può essere per il o per il No. “L’orientamento del partito” salvezza di ogni indecisione, stavolta non c’è. Per decidere si deve contare solo su sé stessi, ma in giro si dice tutto e il contrario di tutto.

Così si salta da un’opinione a un’altra e non v’è certezza. Perché tutti questi Sì (di Santoro, Veltroni e Sorrentino… tre presi a caso) e questi No (di Berlusconi, Sabina Guzzanti e Travaglio, tre assurdamente in accordo) in realtà non sono per niente uguali tra loro, anzi sono talmente tanto diversi che ci costringono ad andare a vedere i singoli, uno a uno, l’unico modo forse per capirci qualcosa. Non è neanche male come operazione, visto che scegliamo chi stimiamo di più, se non fosse che ogni giorno cambiamo idea… che ha detto Rodotà? No come Salvini. E la Bonino? Sì come Verdini. Ottimo.

yes-noPrendendo i sondaggi con le pinze, per non ritrovarci con lo stesso Trump-shock di pochi giorni fa, i dati suggeriscono che tutto è da vedere. E dipenderà proprio da questi 12 milioni di persone. Sì e No (nonostante il No sia sempre stato dato in vantaggio, con leggero rialzo del Sì, negli ultimi giorni) il 4 dicembre entrano alle urne con le stesse potenzialità. E di fatto è l’unico schieramento chiaro rimasto: “sì” e “no”, un’affermazione e una negazione, una che inneggia alla novità, l’altra a onorare il passato. Due parole che in questi mesi hanno perso la loro semplicità verbale, arricchendosi di una serie di significati simbolici svuotati : il sì positivo, verde, per il cambiamento. Il no negativo, rosso, per il mantenimento.

Svuotati da campagne vuote che alla fine sembrano puntare solo all’indottrinamento. Vedi Gazebo: Salvini che incita la sua folla con un “andremo a vincere?” a cui la stessa folla risponde No, perché ormai ha imparato. E dall’altra parte uguale: “diteci tutti gli aggettivi che iniziano con SI… che siano positivi eh”, esortava l’animatrice del Treno del Sì che da Milano, con Beppe Sala, portava gente del PD a Roma a manifestare. Vuotezze creative anche nei tweet: “Oggi in America votaNO” per dare impliciti riferimenti rossi al nostro No e contemporaneamente al loro DoNold Trump. Ma perché? Dov’è il nesso tra la nostra Costituzione e il Presidente degli Stati Uniti? Si viaggia di associazioni (troppo) libere e giochi di parole, perdendo qualsiasi attinenza coi contenuti, o semplicemente la realtà. Rimane solo la forma, gli stereotipi del Sì e del No che, poverini, fino a pochi mesi fa erano due semplici avverbi.

La prima reazione è gettare la spugna, sembra tutto ridicolo. Poi ti viene in mente che si decide sulla Costituzione, che tanto ridicola non è, la carta che ha reso l’Italia un Paese che alla fine può vantare una certa libertà e democrazia, talvolta più “reale” delle migliori società che spesso si esaltano tali (e poi in Costituzione hanno il diritto alle armi). Allora ti dici che per lei vale la pena, spegni la tv e ti metti a studiare.

E il tutto diventa una lotta interna tra i due emisferi del cervello, tra l’istinto e la ragione. Ecco una conversazione tipo che può avvenire tra i due, nella mente di un indeciso/confuso/forse astenuto/aspirante anarchico.

altanindecisi“Sì, superare il bicameralismo paritario va bene, siamo gli unici al mondo, e probabilmente non ha mai avuto molto senso, se non rallentare il procedimento democratico, e poi aspettiamo questa riforma dal 1948! Non è possibile… però No, non voglio nemmeno esautorare il Senato perché così mi pare che decide tutto Governo e Camera, o metterci quei mafiosi dei consiglieri regionali, ché poi non è che siano tutti mafiosi, ma possono anche eleggere 2 membri della Corte Costituzionale che è il nostro massimo organo di garanzia… però Sì, mi piacerebbe che ci fosse una rappresentanza delle Regioni in Parlamento, perché in teoria sanno meglio di chiunque altro cosa serve al territorio, un confederalismo democratico in sé non è una cattiva idea, con un Governo centrale di gestione… ma invece No, mi pare che alla fine si arriverà piuttosto a un accentramento di potere, per snellire le decisioni, anche a scapito delle Regioni. Dove inizia l’interesse nazionale e dove finisce quello delle Regioni se sono parte della Nazione? Qualcuno ha detto che “velocità ed efficienza sono falsi miti (autoritari) che non hanno nulla a che fare con una democrazia costituzionale”… insomma o si va spediti o si ascoltano tutti. Ma in fondo Sì, le Regioni non sono mai andate bene così, sempre divise tra nord e sud, tra scandali e soldi rubati, forse allora bisognerebbe (ri)provare l’accentramento con agevolazioni finanziare e gestionali solo se virtuose. E poi il taglio dei Parlamentari va bene, delle ambasciate regionali all’estero, del Cnel che costa più delle leggi che (non) ha fatto… ma invece No se alla fine tanto devi spendere in altro modo, come ci vanno i consiglieri a Roma ogni mese? Però Sì, mi piace l’attenzione che la riforma ha per le donne, se è ancora necessaria, e per lo strumento del referendum. Io non lo so cosa è giusto… Forse questa riforma, nel complesso, funzionerebbe pure se non stessimo parlando dell’Italia o almeno di certi italiani che fanno andare l’Italia a rotoli…

Così ogni giorno che passa diventi sempre più confuso, quindi la smetti, e decidi che ci penserai il 4 dicembre. In base a come reagirai alle ultime domande. Mi butto istintivamente sul cambiamento che è sempre necessario, e comunque voluto da 68 anni, anche se non è il massimo perché tanto la perfezione non esiste? O razionalmente mi dico che il cambiamento se non è fatto bene è solo inutile o dannoso? Però poi subentra l’ansia: quand’è che lo faremo bene? Lo faremo mai bene o almeno meglio di così? Oppure il frutto di queste domande mi porterà all’astensione perché ancora una volta mi sento ricattata tra la paura e la disperazione? Come dice bene Altan. E mi sono davvero stufata. Magari uno vuole farsi comandare da qualche altro sentimento…

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Discussione

3 pensieri su “Le ragioni del Nì

  1. Brava Alice
    Bella analisi, comunque non credo che la “macchina politica italiana” possa andare peggio di come è andata finora, eppoi votare come Brunetta non si può. Baci

    Mi piace

    Pubblicato da roberto | dicembre 1, 2016, 5:59 pm

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  1. Pingback: Santi, poeti, navigatori e costituzionalisti | In StereoType - dicembre 15, 2016

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