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Verso Euro2016, la selezione degli stereotipi

tifosiTutto pronto per l’inizio degli europei di calcio 2016, edizione che si prepara ad essere la più blindata della storia. Nel 2010, quando furono assegnati alla Francia, nessuno immaginava che Parigi sarebbe stata ripetutamente bersagliata dal terrorismo internazionale ad inizio e fine 2015. Scongiurati (pare) i rischi di giocare a porte chiuse, le tifoserie da tutto il continente potranno felicemente (speriamo) unirsi e mescolare usi, costumi, fantasia nell’abbigliamento da stadio. E, ovviamente, stereotipi. Dopo il best 11 post mondiali brasiliani del 2014, stavolta anticipiamo la competizione con una selezione di giocatori che rappresentano o esulano completamente da certe tipologie associate alle rispettive nazionali di appartenenza.

Portiere della speciale formazione è l’ungherese Gàbor Kiràly, ma lui è più che altro l’antistereotipo del calciatore. Il quarantenne estremo difensore ha legato la sua carriera soprattutto all’Hertha Berlino, prima di trasferirsi in Inghilterra, tornare in Germania e infine in patria. Ma più delle sue gesta atletiche ha fatto parlare di sé per i… pantaloni portafortuna, una tuta grigia larghissima e informe, quasi improponibile in un calcio sempre più votato all’estetica. Ma il buon Gàbor resta orgogliosamente una mosca bianca. Riserva tra i pali un altro esperto, il baffuto ottomano Volkan Demirel: in nomen omen, la traduzione sarebbe “vulcano mani di ferro”. A 34 anni suonati, Volkan non ha mai avuto esperienze all’estero, forse perché le sue mani non sono abbastanza ferree, forse perché preferisce gli shisha bar di Istanbul.

L'allegro Volkan "mani di ferro" Demirel

L’allegro Volkan “mani di ferro” Demirel

Le difese sono tradizionalmente fucine di picchiatori, per cui meglio pescare da nazionali “ruvide”. Dopo l’eliminazione al primo turno nel caldo brasiliano, la Russia cerca riscatti in climi appena più freschi. A proteggerla i colossi e biondi gemelli Alekseij e Vasilij Berezuckij. Inseparabili come certi tipi di uccellini, condividono la stessa carriera anche nel club: dal 2001 militano entrambi nel Cska Mosca. Professionista della rudezza è anche l’albanese Lorik Cana, detto the fighter, conosciuto in Italia per aver vestito la maglia della Lazio. Il suo concetto di timbrare il cartellino (giallo) passa dall’ufficio al campo e per non sbagliare cerca l’ammonizione entro il primo quarto d’ora, quasi per togliersi un peso.

Altra terra aspra è l’Islanda (sì, c’è anche l’Islanda) di Unoqualunquesson (vanno bene tutti). La maggior parte dei loro difensori gioca in Svezia, probabilmente in fuga dalla musica di Björk sparata a palla negli interminabili pomeriggi invernali (magari preferiscono gli Ace of Base e ben cinque minuti di sole in più! Cambiare vita sì, ma non troppo). A completare il reparto il terzino austriaco David Alaba, pluricampione con il Bayern Monaco. Madre filippina e padre nigeriano, è una bella risposta a chi vuole costruire muri alla frontiera del Brennero e non solo…

L'Islanda. Decapitata.

L’Islanda. Decapitata.

Passiamo al centrocampo, dove si cominciano in genere a vedere piedi buoni. Paul Pogba e Mesut Özil sono i classici esempi dell’ipocrisia che accetta l’integrazione delle seconde generazioni solo se milionarie. Si parlava di Francia multietnica quando vinse i mondiali di casa nel 1998, lo stesso della Germania campione proprio in Brasile due anni fa. Gli attentati contro Charlie Hebdo e al Bataclan hanno fatto urlare la destra nazionalista e anche qualche presunto moderato contro l’impossibilità di convivenza e dell’odio che nasce nelle banlieue, coacervo di criminali! E anche l’accoglienza modello dei tedeschi è stata messa in dubbio da più parti. Poi calcio di inizio tutti a tifare compatti. Ma torniamo seri. Terzo di centrocampo potrebbe essere Cesc Fàbregas, ventinovenne spagnolo che vedresti benissimo in un botellòn dell’Erasmus a Barcellona (avendoci anche giocato). In realtà pare sia più dipendente dai videogiochi, come tanti colleghi del resto. Sicuramente meglio, almeno per non perdere (troppo) la forma.

Kyle "Casanova" Lafferty

Kyle “Casanova” Lafferty

Per l’attacco voliamo in Gran Bretagna, per rappacificare Inghilterra e Irlanda del Nord. Tra i “cattolici” come non scegliere Kyle Lafferty, ex Palermo, cacciato nonostante il talento perché, a detta del presidente Maurizio Zamparini, andava troppo dietro alle donne. In questo, ma solo in questo, degno erede di George Best. Tra i leoni bianchi invece spicca Jamie Vardy, fresco di scudetto con il Leicester, di cui abbiamo già ricordato le origini operaie. All’opposto dei due c’è uno dei due più forti calciatori del mondo (ma l’altro è sudamericano, quindi niente sfida stavolta), il portoghese Cristiano Ronaldo. Come Lafferty è sempre accostato a bellissime donne, a differenza sua però mantiene la testa per allenarsi, eccome. È un perfezionista maniacale, ad esempio per migliorare la corsa ha chiesto consigli a un certo Husain Bolt. Ma anche sulle altre qualità tecniche non è da meno. Programmazione contro istinto, precocità contro successo tardivo, le strade di Ronaldo e Vardy sono state completamente diverse.

In panchina, confermato rispetto al 2014, Roy Hodgson. Se Vardy è l’inglese popolare, mister Roy rispecchia il lato gentleman, tanto che Aldo, Giovanni e Giacomo nei vecchi Mai dire gol, quando allenava l’Inter (senza raccogliere troppe soddisfazioni), lo avevano usato per le divertenti lezioni di vero inglese con accento british.

Avvertenze: nessun calciatore o allenatore è stato maltrattato per la realizzazione di questo articolo.

 

Video tutorial sugli stereotipi delle nazionali di calcio
Credits: Zootropio

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  1. Pingback: Portogallo, campione d’Europa in fatalismo (1) | In StereoType - luglio 15, 2016

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