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Leicester, la classe operaia va in paradiso

stemmaStavolta nemmeno Emilio Fede, che scommise sulla vittoria della Grecia ben prima dell’inizio degli Europei 2004 di calcio, avrebbe potuto prevederlo. Perché un conto è inanellare una serie di 3 vittorie concentrate in dieci giorni epici e fortunati, un altro è rimanere in testa per mesi nel campionato inglese. Ma il Leicester alla fine ce l’ha fatta, scrivendo una pagina incredibile per il calcio non solo britannico.

I Foxes, dal simbolo della volpe nello stemma, sono campioni per la prima volta nella loro storia ultracentenaria. Finora il primo posto lo avevano vissuto solo con la Coppa di Lega per tre volte – tra i tornei nazionali comunque inferiore anche alla F.A. Cup – o nella First Division (la serie B d’oltremanica). E anche quest’anno gli uomini in blu partivano con l’obiettivo di rimanere fra le migliori venti del Paese, insomma di non retrocedere.

La squadra non presentava particolari individualità, lo sarebbero diventate nel corso della stagione, a suon di vittorie sorprendenti. Senza perdersi nelle statistiche, che poco spiegano l’anima del gioco, ce n’è solo una che merita un’analisi. Fino a qualche giornata fa il Leicester era la squadra con la percentuale più alta di passaggi sbagliati. Tradotto, piedi non buoni, qualità bassa. Infatti gli artefici del miracolo erano dei signor nessuno, Jamie Vardy, Riyad Mahrez, capitan Wes Morgan – che sembra più un nome da pirata che da giocatore, a meno che non giochi a Dodgeball – sotto la guida di un allenatore dato ormai per finito, quel Claudio Ranieri cacciato da Roma e dalla nazionale greca.LeicesterBIG

Una vittoria che forse ridà un po’ di credibilità al sistema calcio, travolto da una parte da continui scandali e dall’altra sempre più nelle mani di ricchi magnati che lo hanno inondato di soldi togliendo quello spirito di sacrificio e identificazione che rende le vittorie più belle. Facile trionfare quando si investono centinaia di milioni in giocatori sempre più costruiti non solo dal punto di vista atletico, ma anche come personaggi. È quando è il Davide fra i tanti Golia (i due Manchester, Arsenal, Chelsea, anche se poi secondo è il Tottenham, un Davide appena più grosso) ad avere la meglio che si capisce di aver costruito qualcosa che rimarrà impresso. Intendiamoci, le differenze economiche ci sono sempre state, una Juventus in mano agli Agnelli aveva più risorse rispetto alle provinciali anche negli anni ’50, ma il differenziale non era così marcato. Non con un rapporto di 100 a 1 (a occhio) come fra il City, ad esempio, e il Leicester.

Che in campo è capitanato da Wes Morgan, 32 anni, per i più solo uno dei tanti carneadi di questo sport. Nato a Nottingham ma naturalizzato giamaicano, Nazionale nella quale milita, Morgan è cresciuto in un quartiere difficile, The Meadows, dove la criminalità prospera. Ma le gang non se lo sono preso, proprio grazie al pallone. La sua spiegazione dell’exploit Leicester è quasi banale: “siamo pronti a sacrificarci uno per l’altro, siamo un gruppo unito. Uno per tutti e tutti per uno, siamo una famiglia dentro e fuori il campo”. Sarà anche una frase fatta, ma è proprio la genuinità il segreto.

Altra rivelazione è Riyad Mahrez, algerino, altro Paese che nel calcio (e purtroppo non solo) è marginale. Nato nel 1991, dopo un anno nei dilettanti francesi del Quimper arriva a Le Havre, serie B francese. Come nel film, è qui che inizia il suo piccolo miracolo, 34 gol in quattro anni, non male per una giovane ala. A gennaio 2014 arriva a Leicester, sempre in seconda categoria e finalmente esplode. Il 24 aprile, ancora prima della fine del campionato, vince il premio di miglior calciatore dell’anno. Da oggetto misterioso ora è costantemente fermato dai tifosi quando gira in città e per lui è una novità, ma è un prezzo che paga volentieri, finché “i tifosi sono felici”.

L'abbraccio fra mister Ranieri e bomber Vardy, ex operaio

L’abbraccio fra mister Ranieri e bomber Vardy, ex operaio

La punta di diamante è invece Jamie Vardy, ventinove anni, arrivato tardi nel calcio che conta. Ci sono squadre che puntano ragazzini dal settore giovanile per farli crescere al meglio. Lui si è fatto una gavetta “vecchio stile”, fra i dilettanti, a forgiarsi come meglio non si potrebbe in mezzo a difensori che non perdonano. Contemporaneamente ha lavorato anche come metalmeccanico a Sheffield. Quando intorno ai venticinque anni si è in categorie inferiori generalmente la carriera non decolla, Vardy è una bella eccezione. Ora ha superato il record nazionale di partite consecutive a segno, ben undici, ed è diventato centravanti dell’Inghilterra. L’operaio in paradiso ci è arrivato sul serio.

Alla guida tecnica il testaccino Claudio Ranieri, una vita in giro per l’Europa con qualche soddisfazione ma senza scudetti, finora. Roma, Inter, Juventus, Fiorentina e Napoli fra le squadre italiane allenate, Valencia, Atletico Madrid, Chelsea, Monaco, Grecia all’estero. Dopo il fallimento con gli ellenici, il Leicester suonava quasi come un prepensionamento. Lui arriva con un patto, già che gli allenatori italiani sono famosi per essere maniaci della tattica rispetto ai colleghi stranieri: meno tattica da parte sua, ma più corsa da parte dei giocatori. Beh, ha funzionato e anche se non lo ammetterà è una bella rivincita contro Josè Mourinho. Anni fa il Portoghese, quando era all’Inter che vinceva scudetti e una Champions League, ebbe un’uscita senza stile sul rivale Ranieri “ha vinto poco, ha 70 anni” (era il 2008, ne aveva 57). E sì, Mourinho ha vinto molto di più ma mai con squadre del livello del Leicester e in più quest’anno il suo Chelsea multimilionario non ha mai navigato oltre la metà classifica.

Capitan Wes Morgan

Capitan Wes Morgan

E, ultimo paradosso, è stato proprio il Chelsea, alla fine, a consegnare il titolo al Leicester. Nel posticipo della trentaseiesima giornata i londinesi hanno ospitato il Tottenham secondo, che avrebbe dovuto vincere per tenere vive le speranze flebili (sarebbe comunque arrivato a -5 con due sole partite a disposizione). Tottenham che comunque si porta sul doppio vantaggio, ma Blues che con orgoglio si prendono il pari nel secondo tempo, con Gary Cahill e il belga Eden Hazard a 7 minuti dal fischio finale. A quel punto può esplodere la festa dei Foxes, con i giocatori riuniti a casa di bomber Vardy. Non sono cose che si vedono spesso, anzi. Ulteriore segno della compattezza e semplicità del gruppo.

Sembrano storie incredibili, da film. E l’idea di un lungometraggio è davvero balenata ad Alan Butchart, già autore della trilogia Goal. Protagonista sarebbe Vardy, da operaio a campione, ma un ruolo importante spetterebbe anche a Ranieri, per cui si pensa ad un’interpretazione nientemeno che di Robert De Niro. Può valere quanto e più di uno scudetto.

La festa dei giocatori a casa Vardy

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