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La scienziata pazza

crazy_scientist_708x325Chi ha inventato il cannocchiale, la penicillina e il telegrafo senza fili? Anche se non vengono in mente, di sicuro li avete sentiti nominare. Perché sono tante le invenzioni importanti, che “hanno fatto la storia”, per altrettanti nomi importanti e riconosciuti: Galileo Galilei, Alexander Fleming, Guglielmo Marconi

Ma a chi sono venute in mente altre invenzioni che allo stesso modo hanno rivoluzionato le nostre vite come la lente fotografica senza riflesso, la siringa medica e la tecnologia wireless?

Nessuno lo sa. E anche i nomi di Katherine Blodgett, Letitia Geer e Hedy Lamarr, suggeriscono poco o nulla.

Ma una è stata la prima scienziata alla General Electric’s, che nel 1935 scoprì un modo per trasferire sottili rivestimenti monomolecolari a vetri e metalli. Cioè: eliminò da essi ogni possibile riflesso e distorsione, e fu chiaramente una rivoluzione per camere, microscopi, occhiali e tanto altro; l’altra era un’infermiera newyorkese che nel 1899 brevettò la prima siringa come la conosciamo oggi, da utilizzare con una sola mano; l’ultima un personaggio davvero particolare, un’attrice e scienziata austriaca. Nata nel 1914 a Vienna, inizialmente rinunciò al corso di laurea in ingegneria per intraprendere la carriera artistica, lavorando a più di trenta film con attori del calibro di Clarke Gable e Spencer Tracy. Ma quando decise di tornare ai suoi studi fu una scelta storica: a lei e un suo amico, il compositore George Antheil, si deve l’invenzione, nella prima metà degli anni ‘30, di un sistema di modulazione per codifica d’informazioni da trasmettere su frequenze radio. La sua scoperta portò alla crittografia, e al comando a distanza di siluri e mezzi navali, ma fu decisiva anche per la telefonia mobile e qualsiasi sistema informatico wireless.

Il perché nessuno le conosca forse non sta tanto nell’importanza dell’invenzione, quanto nella differenza che comporta chi l’ha inventata. Inventori vs inventrici (la parola in italiano esiste, ma neanche si usa).

La bellissima e geniale Hedy Lamarr

La bellissima e geniale Hedy Lamarr

Forse le donne hanno meno genio. Forse sono più ingenue. O forse hanno da sempre avuto meno mezzi. È quantomeno strano convivere con gli uomini in una stessa realtà, che però, solo per le donne, diventa a tratti più dura e restrittiva, una condizione che va avanti da tutta la Storia e i cui strascichi permangono a livelli più o meno forti a seconda dei Paesi e delle aree culturali. Avere meno mezzi e più ostacoli significa, per forza, avere meno possibilità di riuscire. A quel punto ce la fanno in poche.

Fino alla fine dell’Ottocento, almeno in gran parte del mondo occidentale, “legalmente le donne sposate avevano diritti simili ai propri bambini”, non potevano possedere nulla, nemmeno eventuali loro stipendi, figuratevi i brevetti. Quelli che furono registrati vennero depositati a nome di mariti o padri. Di qui anche la difficoltà nel verificare le vere paternità (o maternità!) delle invenzioni.

Di sicuro molte delle prime inventrici erano statunitensi – “furono gli Stati Uniti d’America ad affrontare per primi il problema dell’educazione femminile non solo sul piano intellettuale ma anche professionale: le donne finalmente potevano accedere a campi di studi pari a quelli dell’uomo, con la creazione di nuove scuole, che furono dapprima esclusivamente femminili e poi miste. Nel XX secolo, le due guerre mondiali contribuirono fortemente al raggiungimento della parità dei sessi, anche grazie al fatto che la diminuzione della manodopera maschile aprì alle donne ogni campo del lavoro; ed il lavoro femminile crebbe progressivamente d’importanza con l’industrializzazione degli stati”.

All’inizio guardarono al miglioramento del proprio ambiente in cui erano più o meno circoscritte: la casa. Dalla lavastoviglie (1872, Josephine Cochran) al “mattarello” (1891, Catherine Deiner), dal riscaldamento per la macchina (1893, Margaret A. Wilcox) a quello centralizzato per la casa (Alice Parker, 1919), dal secchio che si apre col pedale (1900, Lilian Gilbreth) al frigorifero (1914, Florence Parpart) fino ad arrivare al Monopoli (1904, Elizabeth Magie)…

Quest’ultima è una storia curiosa. Quest’antesignana del game design, Elizabeth Magie, inventò un gioco che si chiamava The Landlord’s Game (molto letteralmente Il gioco del proprietario terriero) per diffondere la teoria economica del Georgismo contro le ingiustizie del capitalismo incontrollato. Il che rende ancora più “ironico” ciò che poi successe 30 anni dopo: scadutole il brevetto, un uomo di nome Charles Darrow riorganizzò il tabellone del gioco e il messaggio, vendendolo alla Parker come Monopoly e sbancando fino a oggi. L’idea di Magie distorta e svenduta per soli 500 dollari e nessun diritto.

Il gioco Landlord's Game prima di diventare Monopoly (con la foto della sua inventrice, Elizabeth Magie Phillips)

Il gioco Landlord’s Game prima di diventare Monopoly (con la foto della sua inventrice, Elizabeth Magie Phillips)

Ma, a parte questa fase, la maggior parte delle invenzioni delle donne furono utili agli uomini e il loro lavoro.

Basta pensare a uno dei prodotti più consumati al mondo, e soprattutto dagli uomini (circa il 60% contro il 31% delle donne, anche se in salita), che è l’invenzione per eccellenza, mai tramontata: la birra. La maggior parte delle antiche civiltà la consideravano infatti una bevanda proveniente dalle dee, e la prima ricetta fu ritrovata in un’antica poesia sumera, risalente a 3.900 anni fa, che onorava Ninkasi, la dea protettrice della birra. Per questo, in molti Paesi non solo mediorientali, le donne erano le uniche autorizzate a produrla e venderla.

O pensare alla sega circolare, inventata dall’americana Tabitha Babbitt nel 1813, una giovane calvinista puritana (Shaker) che un giorno osservava due uomini usare con difficoltà la sega da tronchi e notò che metà del loro moto andava sprecato. Molti non sono d’accordo con questa attribuzione, visto che “non c’è documentazione storica per verificare questa affermazione”, d’altra parte nella sua vita lei fu un’attrezzista e inventrice e proprio per il fatto che era una calvinista, non registrò mai nessuna delle sue invenzioni.

Le radici del computer vengono da metà Ottocento e fu nientemeno che Ada Lovelace Byron (inglese stavolta), proprio la figlia del poeta, a farne la prima “previsione”. Rispetto al padre pare fosse geniale in un campo opposto al suo, la matematica, e viene infatti ricordata come la prima programmatrice di computer al mondo. Dal 1842 iniziò infatti a lavorare alla macchina analitica ideata da Charles Babbage. Tra i suoi appunti si rintraccia un algoritmo per generare i numeri di Bernoulli, considerato il primo espressamente inteso per essere elaborato da una macchina.

Maria Telkes, biofisica di origine ungherese associata al MIT (Massachusett Institute of Technology), nel 1920 durante la seconda guerra mondiale inventò un distillatore per naufraghi, capace di produrre qualche litro di acqua dolce dal mare (attraverso un semplice procedimento di evaporazione del sale attraverso il calore del sole). E non si fermò qui con i suoi studi sul sole. L’energia solare, tanto di moda adesso, fu “colta” proprio da lei, già nel 1947, quando fu responsabile per la costruzione della prima casa riscaldata dal sole. Ha collaborato con l’architetto Eleonora Raymond per farlo, utilizzando una sostanza chimica in grado di “immagazzinare” e poi irradiare nuovamente l’energia solare per offrire temperature costanti. La Telkes lavorò alle tecnologie solari fino alla sua morte nel 1996.

Chiunque abbia mai dovuto guidare attraverso pioggia o neve ha ringraziato i tergicristalli, e dunque l’americana Mary Anderson. Ma sfortunatamente anche lei ebbe dei problemi col brevetto, non riuscendo a vendere i diritti prima della sua scadenza. Non era “un’idea dal valore abbastanza commerciale da giustificare un’impresa di vendita” le rispose un’azienda d’auto canadese, impedendole così di guadagnare qualsiasi profitto quando poi il suo design di base diventò quello standard in ogni produzione automobilistica dal 1922 in poi.

Ninkasi, l'antica dea sumera della birra

Ninkasi, l’antica dea sumera della birra

A proposito di mezzi di locomozione, gli aerei, come le auto, furono un’invenzione maschile, ma anche in questo caso perfezionati da una donna. L’ex insegnante americana El Dorado Jones, chiamata “iron woman” (dopo aver inventato il ferro da stiro elettrico e leggero), nel 1917 inventò la marmitta silenziosa per l’automobile e poi considerò che potesse funzionare anche per gli aerei. Conduceva un’azienda meccanica in Illinois composta di sole donne. Le fu concesso il brevetto nel 1923, ma a causa di precedenti esperienze negative, era molto diffidente con gli uomini di affari e questo le impedì di capitalizzare la sua invenzione.

Margaret Hamilton, informatica-imprenditrice, nata nell’Indiana nel 1936, è stata direttrice del Software Engineering Division del MIT Instrumentation Laboratory, che sviluppò il software di bordo per il programma spaziale Apollo 11.

Per arrivare alle scoperte più recenti:

Le essenziali ricerche per delucidare la struttura del DNA condotte negli anni ’50 dalla chimica e cristallografa inglese Rosalind Franklin.

Il kevlar! Una fibra sintetica inventata nel 1965 da Stephanie Kwolek che ha come caratteristica principale la grande resistenza meccanica alla trazione, tanto che a parità di peso è 5 volte più resistente dell’acciaio. Usata in praticamente tutto, ma soprattutto per i giubbotti antiproiettile e per le auto e moto da corsa. Il kevlar, per esempio, sta permettendo per la prima volta di sondare gli abissi: è il materiale che riveste i cavi dei robot sottomarini.

Il “gene saltante”, scoperto dalla genetista americana Barbara McClintock, considerata una dei più prestigiosi citogenetisti del mondo, che nel 1983 vinse il premio Nobel in Fisiologia per questa sua scoperta, e cioè l’abilità dei geni di cambiare posizione nel cromosoma.

Il primo linguaggio di programmazione indipendente dalla macchina (il COBOL) pensato e realizzato negli anni ‘60 da Grace Murray Hopper, capitano di Marina, una delle figure più eminenti dell’informatica. Tra le altre corse teorizzò anche il metodo del debugging (l’eliminazione degli “errori” informatici attraverso analisi periodiche e continue del codice sorgente del programma).

Un libro innovativo, Silent spring (1962) di Rachel Carson, biologa marina e ambientalista americana, segnalato come il catalizzatore del moderno movimento ambientalista.

Ada Byron e la macchina pensante...

Ada Byron e la macchina pensante…

Fino ad arrivare alla fisica italiana Fabiola Gianotti, divenuta da poco prima direttrice generale del Cern (Organizzazione europea per la ricerca nucleare) dove aveva lavorato a vari esperimenti, tra cui Atlas, del quale è stata coordinatrice dal 2009 al 2013, e che ha fornito i dati che hanno portato a scoprire il bosone di Higgs, una scoperta da Nobel.

E poi tante altre…

Dunque è per una generica condizione di svantaggio che nel mondo sembra ci siano, o di fatto ci sono, meno inventrici, e che anche la fama le ha trattate in modo impari, tanto che, se ancora oggi si dovesse pensare alla “figura di chi inventa”, al massimo viene in mente un tipo alla Einstein. Ma non verrebbe mai in mente una donna. E nonostante Marie Curie! Che però è l’unica veramente nota, anche se facilmente considerata francese, nonostante fosse polacca. Forse fece più fortuna di altre perché fu una pioniera della radioattività, campo della fisica nucleare che successivamente ebbe non pochi interessi ed effetti nel mondo. D’altra parte nessuno scienziato può pensare alle conseguenze di una scoperta, mentre la sta scoprendo. Marie Curie non brevettò la sua del 1902, la radioattività del radio e del polonio (chiamato così in onore della Polonia, appunto), lasciando libero il processo di ricerca a tutta la comunità scientifica.

E sembra che tutte, anche dopo l’Ottocento, al momento del brevetto incontrarono problemi o pregiudizi o semplicemente non vollero “definire” le scoperte, chiudendole di fatto a nuove ricerche.

Allora magari un’altra motivazione in questo enorme, mancato, ingiusto riconoscimento al lavoro delle donne, e che a loro importa meno di fama, onore o grossi guadagni. Il loro interesse rimane prettamente scientifico: della serie basta che funzioni.

 

 

(1882) Blocchi dell’alfabeto – Adeline D.T. Whitney

(1843) Macchina per il gelato – Nancy Johnson

 (1875) Globi terrestri – Eliza Ellen Fitz (un’americana che lavorava in Canada come governante, ottenne il brevetto nel 1875. I suoi globi mostravano la posizione del sole e la lunghezza di giorni e notti per l’intero anno)

(1900) Macchina per la pulizia delle strade – Florence Parpart

(1904) Motore rotativo – Margaret Chevalier

(1917) Riscaldamento elettrico dell’acqua – Ida Forbes

(1930) Biscotti con le scaglie di cioccolato – Ruth Wakefield

(1950) Pannolino monouso – Marion Donovan

(1951) Correttori liquidi per carta – Bessie Nesmith Graham

(1952) Test che valuta la salute del bambino alla nascita – Virginia Apgar

(1956) Idrorepellente – Patsy Sherman

(1965) Marsupio per portare i bambini – Ann Moore

(1969) Camere a circuito chiuso – Marie Van Brittan Brown

(1971) Sistema di commutazione telefonica computerizzata – Erna Schneider Hoover

(1978 – 1988) Tecnologia delle telecomunicazioni – Shirley Ann Jackson

(1991) Isolamento delle cellule staminali – Gail Martin, Ann Tsukamoto

(1997) Materiale indistruttibile, ignifugo e non tossico, il Geobond – Patty Billings

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Discussione

2 pensieri su “La scienziata pazza

  1. BEL SERVIZIO, INTERESSANTE DOCUMENTATO E UTILE

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da renatosantoro2015 | aprile 20, 2016, 1:51 pm
  2. troppo gentile !

    Mi piace

    Pubblicato da aLRinaldi | aprile 22, 2016, 2:58 pm

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