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Il vegano non è scemo

Ecco come si presenta, nello stereotipo, lo scontro (tutto culturale) tra vegetariani (femmine spaventate) e carnivori (maschi scocciati)

Ecco come si presenta, nello stereotipo, lo scontro (tutto culturale) tra vegetariani (femmine spaventate) e carnivori (maschi scocciati)

Ci hanno messo anni per uscire allo scoperto, ma complici una serie di scandali e malattie orrende legate agli allevamenti intensivi, stanno iniziando ad affermarsi. È un classico: il vegetarianismo (no alla carne) e il veganismo (no a qualsiasi derivato animale), hanno appena sconfitto il più vecchio stereotipo del “fanno male ai bambini” e quasi si paventano come diete migliori, che in tv si iniziano a sguinzagliare i carnivori più cattivi (di solito uomini) contro gli erbivori più docili e indifesi (di solito donne). Come se lo scontro tra questi, se poi uno scontro deve esistere, si ponesse sul piano della “sensibilità” e dell’“essere forti”, e via con altri cliché.

Questo presentare la realtà ad arte, sempre uguale e ripetuta, fa distrarre completamente dal succo della faccenda (se la vogliamo mettere tutta dal punto di vista umano, e tanto lo facciamo sempre): mangiare o non mangiare carne (o perlomeno mangiarne poca) – perché la realtà è spesso fatta di sfumature e non di estremi – è un discorso molto oggettivo che riguarda la salute, al di là di qualsiasi “religione” o convinzione voi abbracciate.

Insomma, preso per il culo e/o denigrato, il vegano (facciamo uno per tutte le varie “tribù” dei crudisti, paleo, fruttariani e perfino respiriani!, che esistono) è abbastanza odiato da tutti (forse anche a causa di qualche personaggio insopportabile che non seguiresti mai, come chiunque si ponga facendo leva sul senso di colpa). Spesso anche più odiato del vegetariano “perché è troppo estremista”. Comunque sempre quelli che ti rovinano i pranzi della domenica perché “tocca fare l’insalatina”. Ma a voler vedere il punto, sono persone che anzitutto si stanno prendendo cura di sé stesse (e se in più, o come prima ragione, lo fanno per non uccidere e/o sfruttare gli animali, perché li ritengono esseri degni di rispetto, non è il centro della questione, o meglio, distrae dalla questione che potrebbe più facilmente interessare tutti).

Nessuno qui vuole offendere tradizioni alimentari o addirittura tradire la natura dell’uomo – queste di solito sono le argomentazioni dei carnivori. Ma è un falso: non siamo mai stati carnivori ai livelli che pensiamo. Anzi, in Italia per esempio “è stato negli ultimi 70 anni, dal dopoguerra, che i consumi sono letteralmente esplosi, nella quantità e varietà di cibo, contribuendo a creare certe convinzioni dure a morire”, che potremmo chiamare tranquillamente “stereotipi”: “per esempio quello che lega la prestanza fisica col consumo di carne. Tra il 1948 e il 1988 il peso della carne è decuplicato: siamo passati da 6 kg l’anno di consumo pro capite, in pratica un paese di semivegetariani!, a 65 kg all’anno. Nel frattempo la statura degli uomini italiani, nello stesso periodo, cresce di ben 7 centimetri. L’associazione fu spontanea (‘la carne rende grandi e forti’) ma è davvero così?”

A parte il pesce, sono questi i cibi "anticancro" che la Fondazione Veronesi consiglia

A parte il pesce, i cibi “anticancro” consigliati da Veronesi

In mezzo a questo turbine di stereotipi, se l’è chiesto Sarah Varetto, direttrice di SkyTg24, che ha messo in piedi un’inchiesta, Un piatto di salute, appena andato in onda, per cercare di fare un po’ di chiarezza, almeno in tv.

La comunità scientifica oggi risponde “no”, confermata nei fatti da tanti sportivi, come Filippo Magnini, vegano, a 34 anni il miglior stileliberista italiano di sempre, rivelando che, tanto per cominciare, c’è proprio un limite fisiologico del nostro organismo che non ci permette di assumere tante proteine: farsi un’abbuffata di carne dunque si traduce anzitutto in un gran peso sullo stomaco.

E poi c’è tanto di più.

L’oncologo Umberto Veronesi, uno dei grandi sostenitori della dieta vegetariana, sottolinea nell’intervista che “gli ultimi due decenni hanno registrato una diminuzione notevole di mortalità per tumore”. Questa è una buona notizia. E ancora più buona è la risposta: la prevenzione è l’arma migliore che abbiamo contro il tumore, “e la prevenzione è legata soprattutto all’alimentazione”. E oggi in Italia ci sono 6 milioni di vegetariani (su 54 milioni di onnivori) che è una delle cifre più alte tra i paesi occidentali. Nel frattempo, crescono anche forme “meno radicali”: “tra vegetariani da weekend e vegani part time”, quelli che hanno eliminato solo le carni rosse, e in generale i “dimetariani”, da poco chiamati “reducetariani” (quelli che ne mangiano poca e sono sempre di più). Il solito bisogno umano di etichettare ogni azione, in ogni caso “scelte che suonano sempre meno strane e che ottengono l’avvallo delle più autorevoli istituzioni che si occupano di alimentazione e salute. Insomma, se anche una generazione fa un vegetariano veniva visto come una persona bizzarra, le cose stanno cambiando rapidamente”, sottolinea la Varetto.

Niente di nuovo in realtà: già nel V secolo avanti Cristo Ippocrate diceva: “lasciate che il cibo sia la vostra medicina”. E le prove ci sono, dice Veronesi: “Lo studio più grande, su un paio di milioni di persone, esaminate nei decenni è stato fatto sugli Avventisti del Settimo Giorno, una grande comunità americana che, per motivi religiosi, non mangia carne”. E insomma si è capito che vivono in media 7,2 anni in più rispetto a un qualsiasi essere umano che faccia un consumo costante di carne.

Spesso la longevità è legata infatti, non tanto a cosa si mangia, ma a cosa non si mangia: esistono nel mondo delle cosiddette “blue zone” dove si può campare 100 anni stando bene, dagli Avventisti californiani all’isola di Okinawa in Giappone, dal Costa Rica a Creta. In comune queste popolazioni hanno tanto lavoro, poco cibo, poca carne e un’intensa vita comunitaria. I nostri italiani più longevi vengono tutti dalla Sardegna: “la zona di Ogliastra, insieme alla Barbagia, registra il più alto indice di longevità nel mondo”. E non è perché si mangiano il “porceddu”, ma proprio perché per lunghissimo tempo la loro è stata una dieta praticamente vegetariana: mangiavano formaggio, ricotta, pane pistoccu, minestroni, patate, fave, fagioli, legumi, latte (soprattutto di capra) e la carne di maiale sì, “ma quando capitava” dice una centenaria (e cioè una volta a settimana, talvolta anche meno). Poi altra cosa importante, “quello che lavoravamo mangiavamo”, su terreni probabilmente puliti e incontaminati.

"Un'alimentazione sana, ricca di frutta e verdura aiuta a prevenire il cancro". Lo conosciamo bene questo mantra. Che succede però se la frutta e la verdura contengono sostanze che non dovrebbero contenere? Immaginate un cavolfiore. Immaginate che contenga quantità di zinco, stagno e ferro di molto superiori alla norma. Immaginate che contenga addirittura policlorobifenili, composti altamente tossici meglio conosciuti sotto l'acronimo di PCB. Ci farà bene mangiare quel cavolfiore? Probabilmente no. E se tutti i cavolfiori e le verdure di un determinato territorio contenessero sostanze simili, cosa succederebbe? Un biocidio, come quello che sta avvenendo in Campania, in particolare nelle province di Caserta e Napoli, nella zona cosiddetta della "Terra dei Fuochi". (qui l'articolo sul caso del campo di cavolfiori)

“Un’alimentazione sana, ricca di frutta e verdura aiuta a prevenire il cancro”. Lo conosciamo bene questo mantra. Che succede però se la frutta e la verdura contengono sostanze che non dovrebbero contenere?
Immaginate un cavolfiore. Immaginate che contenga quantità di zinco, stagno e ferro di molto superiori alla norma. Immaginate che contenga addirittura policlorobifenili, composti altamente tossici meglio conosciuti sotto l’acronimo di PCB. Ci farà bene mangiare quel cavolfiore? Probabilmente no. E se tutti i cavolfiori e le verdure di un determinato territorio contenessero sostanze simili, cosa succederebbe? Un biocidio, come quello che sta avvenendo in Campania, in particolare nelle province di Caserta e Napoli, nella zona cosiddetta della “Terra dei Fuochi“. (qui l’articolo sul caso del campo di cavolfiori).

Invece, un altro aspetto da mettere in conto oggi, è che ogni scelta (anche di cibo) è resa più complicata: già da tempo la vita globalizzata ci ha fatto rinunciare al nostro controllo diretto sulle cose. Fare attenzione a come e da dove il cibo arrivi a tavola è uno di questi problemi: “e in questo non si salva nessuno”, “carnivori” ed “erbivori” devono sottostare alla filiera alimentare industriale, che anche quando è “bio”, non è detto che non abbia problemi talvolta peggiori degli antibiotici negli animali.

Nel 2014 i sequestri per reati agro-alimentari sono ammontati a 3,6 miliardi di euro. Così può capitare che come arrivi nei supermercati carne da allevamenti clandestini o non controllati dal punto di vista antibiotico, anche al mercato si possa comprare pesce (all’anno ne consumiamo circa 20 kg a testa) trattato con sbiancanti o coloranti illegali, per farlo apparire fresco per più giorni. Come il Whitech, composto di acqua ossigenata, acido fosforico e acido citrico, componenti in sé legali, ma che solitamente vengono usati per lavare i pavimenti e non certo per essere ingeriti. Per il tonno, che è rosso, si può usare invece monossido di carbonio, o un’innocua barbabietola!, che hanno la capacità di nascondere l’istamina, per esempio, un’infiammazione del pesce, che di sicuro è un altro fattore di rischio. Nemmeno gli esperti sono in grado di riconoscere il trattamento a occhio nudo. L’esperimento della giornalista – un trancio di tonno trattato o meno, rosso o nero dopo una settimana di frigo – ricorda proprio quello di Supersize Me sul McDonald’s e le patatine che non ammuffiscono per 8 settimane!

Allo stesso modo, possono capitare sulla tavola ortaggi coltivati in campi “bio” a pochi metri da altri che sono stati appena confiscati per presenza eccessiva di metalli. Siamo a Graffignano, nel viterbese: immagini risalenti al 2006 mostrano lo sversamento illegale di rifiuti tossici (idrocarburi) che poi venivano ricoperti con della terra. Nel campo a fianco ancora si coltiva: cadmio, cromo, cobalto, stagno, antimonio… tutti presenti a livelli superiori alla norma.

In un mondo che oggi registra 640 milioni di obesi, curarsi attraverso il cibo non è affatto una pazzia. Nei paesi ricchi ci si è abituati a prenderlo come uno strumento di goduria, più che di sostentamento, fino a portarlo allo stremo. È invece nelle dosi giuste di cibo giusto che risiede la cura per la maggior parte delle malattie croniche che si trascinano con sé una serie di medicinali chimici. Il giornalista Pio D’Emilia da anni trascurava una serie di malattie. Il lavoro, l’abitudine, il piacere e tanti altri aspetti in cui molti si potranno riconoscere, non lo hanno portato a prendersi cura di sé stesso veramente. Così con la scusa dell’inchiesta, si è sottoposto per tre mesi a una dieta preparata per lui dalla Fondazione Veronesi e beh, da dieci medicine al giorno è passato ad assumerne tre, che insomma, è già un bel passo avanti, e tutto questo solo assumendo altro, e cioè le diverse proprietà che i “frutti della Terra” naturalmente hanno. Sorprendente il fatto che all’inizio rischiava anche un diabete (oltre all’infarto e altri problemi di pressione), invece bastava una dieta vegetariana per smettere di essere obeso, e tornare ad avere una glicemia a livelli assolutamente normali.

Quindi ha senso parlare di cibi che aiutano a non ammalarci?” chiede la Varetto.

“Sì, perché il mondo vegetale (frutta e verdura) è naturalmente fatto di molecole protettive facili da assumere. Le antocianine per esempio, utili al metabolismo cellulare, sono in tutti i frutti rossi/rosso scuro/viola/nero come i mirtilli. Altre molecole protettive sono nel cioccolato, altre ancora nei pomodori… Inoltre l’ambiente è sicuramente danneggiato dall’alimentazione carnea: su 7,4 miliardi di popolazione mondiale abbiamo ben 5 miliardi di animali da nutrire. Lo diceva già Einstein: ‘il mondo per sopravvivere dovrà diventare vegetariano’”.

Anni '30: la pubblicità della Lurisia, l'acqua più radioattiva del mondo!

Anni ’30: la pubblicità della Lurisia, l’acqua più radioattiva del mondo!

Ma ogni giorno si dice che qualcosa fa male!

È vero, ma quello che bisogna capire è che “le fonti scientifiche sono attendibili, ma magari quelle di internet no”. La scienza ha bisogno di tempo per capire (ed evolversi) e il mondo ancora di più per accettare il cambiamento: “che la carne fa male io l’avevo detto 20 anni fa quando mi ero accorto, facendo il giro del mondo, che nei paesi dove non si mangia non esistono, o esistono poco, i tumori dell’intestino”. E questo poi valse anche per altre forme tumorali.

Veronesi 10 anni fa sdoganò anche un’altra pratica: il digiuno. “Scrissi un libro La dieta del digiuno, perché capii che era in grado di purificare il corpo e liberare alla mente. Si pensa meglio e più facilmente, dà più ideazione e creatività. Da allora consiglio un digiuno una volta a settimana o per chi non ce la fa, di fare almeno una dieta che mima il digiuno (un piatto d lattuga e una mela ti fa arrivare al giorno dopo, dando lo stesso effetto). È una pratica antichissima che fa bene”. Veronesi digiuna addirittura ogni giorno fino a sera.

Insomma, il “problema” del cibo sembra essere il fatto che si sia trasformato nel tempo in una tradizione inattaccabile che però può non conciliarsi con l’evoluzione delle conoscenze sugli alimenti: “così capita che il cibo buono di ieri diventi il cattivo di domani”. Che questo sia successo sempre, nel corso di un’umanità che scopriva nuove cose, è un altro fatto.

  1. Nel 1884 si verifica il boom del glutine (nasce la pastina glutinata della Buitoni che diventa un successo anche all’estero). Si pensa che l’acido glutamico sia un potente attivatore dell’intelligenza. Oggi in Italia il volume d’affari degli alimenti senza glutine sfiora i 250 milioni di euro.
  2. Negli anni ’30 servono le radiazioni a tavola: si diffondono alimenti che esaltano le proprietà della radioattività per la salute. Cioccolato, burro, aperitivi radioattivi (“per il cervello stanco e assente”), la Lurisia proponeva l’acqua più radioattiva del mondo! Anche questi prodotti spariranno con la scoperta degli effetti negativi delle radiazioni.
  3. Nel 1965, viva la margarina! L’Associazione Cardiologica Americana ne incoraggia il consumo. Nel 1997 l’Harvard Medical School fa dietrofront. Oggi gli americani sono tornati a consumare più burro.
  4. La carne rossa, inserita a partire dai primi del ‘900 in tutte le guide alimentari, nel 2015 l’Oms la colloca tra gli alimenti “probabilmente cancerogeni”.
  5. La dieta vegana: nel 2005 l’allarme del Dipartimento dell’Agricoltura americano, “ha effetti negativi sui bambini”, nel 2015 il sistema sanitario del Regno Unito approva anche lo svezzamento vegano.

Come nel passato ci troviamo di fronte a un’altra “svolta alimentare”, forse la più grande, quella che chiede un ritorno alla naturalezza, una svolta che ci impone di guardare alla realtà dei fatti, sempre che ci interessi la nostra salute, e senza prendersela inutilmente con chi alla fine ci ha solo visto lungo, mettendosi dalla parte giusta.

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Discussione

3 pensieri su “Il vegano non è scemo

  1. Anche Pitagora era vegetariano, anche se maledisse il campo di fave…

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da renatosantoro2015 | aprile 13, 2016, 3:35 pm

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