//
stai leggendo...
Ethnos, Politics

La fine degli Stati nazionali

Potenze occidentali al "barbecue" libico

Potenze occidentali al “barbecue” libico

Mediamente non partiamo dalla cronaca contestualizzata, ma ci sono eventi che per la loro natura sono sintomatici di un discorso più ampio. Andiamo con ordine: oltre quattro anni fa Mu’ammar Gheddafi veniva ucciso, da allora la Libia è sprofondata nel caos, divisa tra fazioni rivali e tribù in costante guerra. Per i Paesi occidentali una bella scocciatura non avere un interlocutore (da cui comprare petrolio?) e ora che si profila un nuovo intervento militare – contro le infiltrazioni dell’Isis, dovute in gran parte proprio alla destituzione del Colonnello – si ripete il mantra che bisogna prima istituire un Governo di unità nazionale. Unità nazionale: cioè quella che la Libia, storicamente, non ha mai avuto se non durante la dittatura di Gheddafi, lunga solo se paragonata ad altri regimi. Ed è ironico, perché Gheddafi diceva le stesse cose della Svizzera: non ha identità nazionale, non dovrebbe esistere.

Questo accade perché il mondo, per quanto questo si professi globalizzato, ragiona ancora in termini eurocentrici di Stato-Nazione, sensati in determinate zone ed epoche, ma mai a livello universale. Africa e parte dell’Asia, prima del colonialismo, non si ponevano la questione di confini e istituzioni che controllassero un territorio. La creazione di Stati come Mali, Niger, Ciad, Algeria e Libia è un artificio creato secondo parametri europei, imposti con conseguenze disastrose. Esempio, la Francia divise tra questi Stati il popolo Tuareg, tradizionalmente nomade nelle distese del Sahara. Con le dogane i berberi non potevano più circolare liberamente come avevano sempre fatto. Poi ci si chiede come mai gli Stati africani sono così frammentati: succede se si prendono arbitrariamente porzioni di territorio (desertico) e si pongono paletti, separando alcuni popoli e unendone altri che magari erano già in guerra fra loro (non è che prima degli europei fossero tutti santi!).

L’Italia non è stata troppo attiva nel colonialismo, ma alla fine ha dato vita a due belle polveriere, come la Libia e la Somalia. Nel 1911 l’esecutivo giolittiano invase la prima delle due, ma è solo nel 1934 che venne proclamato il Governatorato Generale della Libia, nato dalla fusione di Tripolitania e Cirenaica. Italo Balbo nel 1937 divise la Libia italiana in quattro province e un territorio sahariano. La sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale portò all’amministrazione britannica di Tripolitania e Cirenaica e francese del Fezzan, mentre la striscia di Aozou passò al Ciad. La Somalia invece vide la divisione di influenza fra Italia e Regno Unito, sempre fino alla fine del conflitto mondiale, quando le diverse zone furono unificate sotto il controllo di Sua Maestà. Il resto è storia recente, con la guerra civile che ha lasciato la Somalia senza governo per circa vent’anni.

Il Medio Oriente ha avuto problemi analoghi. Ricorre il centesimo anniversario dall’accordo Sykes-Picot, intesa (all’epoca) segreta fra Gran Bretagna e Francia per suddividersi le aree nascenti dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano: guarda caso riguardava Siria e Iraq (oltre al Libano), guarda caso Paesi che a distanza di un secolo sono dilaniati, guarda caso dopo la caduta di Saddam Hussein e dal calo di potere di Bashar al-Assad, perché è solo grazie ad autoritarismi che si può preservare, faticosamente, un’unità fittizia.

Spartizione del mondo nel colonialismo

Spartizione del mondo nel colonialismo

In mezzo c’è il Kurdistan, che nella regione è una mosca bianca. Popolo senza Stato, ora lo Stato i curdi non lo vogliono più. Il leader attivista Abdullah Öcalan ha approvato dal carcere nel 2005 un manifesto che promuove il “confederalismo democratico”, sistema che persegue una Nazione democratica in cui la base è la società civile organizzata autonomamente in forma democratica. L’autogestione politica avviene tramite le assemblee di comunità e i consigli locali, retti secondo le regole della democrazia diretta e i concetti chiave di socialismo, ecologismo e femminismo – non per caso il ruolo delle donne è stato fondamentale nella famosa resistenza di Kobane, dove lo Stato Islamico ha subito un’insperata battuta di arresto. Ribaltando l’ottica kennediana “non chiederti cosa il Paese può fare per te…”, i curdi stanno capendo, prima di molti, che non è la popolazione ad avere bisogno dello Stato, ma il contrario. L’occidente ci è arrivato sì, ma ancora solo a livello teorico di singoli pensatori.

Il concetto di Stato-Nazione è imploso per via delle contraddizioni in termini: con Stato si intende l’apparato amministrativo giuridico-politico, la Nazione implica unità etnica, culturale, storica, di tradizioni e non necessariamente le due cose coincidono, perché la Nazione è esclusiva. Relativamente alla cittadinanza, per esempio, i fautori dello ius sanguinis fanno prevalere la visione nazionalista contro lo ius soli, fondato sul diritto. Le migrazioni hanno reso obsoleto lo Stato-Nazione, ma i governi occidentali non possono lamentarsi, perché sono solo le conseguenze del colonialismo. Gli Stati Uniti poi sono nati proprio per l’arrivo di migranti dall’Europa – e per il genocidio dei nativi.

sandwichGli Stati sono schiacciati da ormai diversi decenni dalle spinte opposte del globalismo e dei localismi, sapientemente sintetizzate in glocal dal sociologo Zygmunt Bauman. Organizzazioni internazionali come Onu, Nato, Unione Europea, Nafta (Nord America), Asean (sud-est asiatico), Opec (produttori di petrolio) eccetera erodono segmenti di potere da un lato, dall’altro intervengono autonomie amministrative locali, che possono contare sulla maggiore prossimità nel territorio.

Come in un grande panino mondiale, sta a tutti noi non renderlo indigesto.

Annunci

Discussione

Trackback/Pingback

  1. Pingback: Jinealogia, la nuova scienza che libererà le donne | In StereoType - marzo 16, 2016

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Seguici su Twitter!

LIVING AN ARTISTIC STAY IN ROMA…

eSPoSiZioNi, un soggiorno artistico

Roma, Lazio, Italia

L'appartamento si trova in un palazzo del XIX secolo restaurato, lungo una delle vie più eleganti e moderne della città, con il quartiere più antico, Rione Monti, giusto al lato. La possibilità di ...

https://www.airbnb.it

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: