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Inclinations

La guerra di Stanley

La fucilazione in Orizzonti di Gloria

La fucilazione in Orizzonti di Gloria

I film di guerra seguono schemi abbastanza usuali, nel loro misto di azione, eroismo, sacrificio, commozione. Perché funzionano meglio se c’è una dicotomia buoni contro cattivi in cui identificarsi. Facile ad esempio trovarla nella Seconda Guerra Mondiale, dove il parallelo tra l’asse nazi-fascista Italia-Germania-Giappone e il Male è fin troppo scontato: Spike Lee in Miracolo a Sant’Anna ha provato a mostrare il lato umano dei soldati tedeschi  – che in fondo in fondo avranno pur avuto – ed è stato criticato. Più complicato ancora muoversi tra le ragioni storico-politiche di altri conflitti, ma dato che il grosso della filmografia che circola è statunitense, un “nemico” classico è il comunismo. Dai riferimenti più o meno velati di Star Wars e Star Trek –  nel pieno della corsa allo Spazio e della progettazione dello scudo di difesa nella Guerra Fredda – a tutte le pellicole sul Vietnam.

Non è così nel cinema di Stanley Kubrick, tre film sulla guerra totalmente anticonvenzionali. Intanto non si è occupato di Seconda Guerra Mondiale, ma non è solo questo. Benché siano storie dal fronte, Full Metal Jacket e Orizzonti di Gloria non mostrano particolare azione, il Dottor Stranamore è ambientato nella “stanza dei bottoni” ma come nei primi due il nemico è interno più che esterno. In tutti e tre i riferimenti a eros & thanatos sono più frequenti (spesso sottintesi) che altrove. Kubrick non prova a cementare il sentimento collettivo, perché si pone troppe domande per accettare il fatto che sia tutto bianco o nero. Chissà se si sarebbe inoltrato nel pantano della lotta al terrorismo islamico post 11 settembre, con i suoi interrogativi.

Andando in ordine cronologico partiamo da Orizzonti di Gloria, film del 1958 boicottato dalla Francia, che prima negò il permesso a girare le scene – si ripiegò sulla Germania – poi ne impose la censura fino al 1975. Esercito francese durante la Prima Guerra Mondiale, il generale Mireau ordina al plotone del colonnello Dax un’azione suicida nel tentativo di occupare una postazione tedesca fondamentale, il “formicaio”, da “abbordare e conquistare come una donna”. Parte dei soldati si rifiuta di uscire dalle trincee, per l’insubordinazione viene decisa la fucilazione di 100 di loro a caso. Dax/Kirk Douglas, avvocato prima del conflitto, assumerà le loro difese nel processo davanti alla corte marziale. Non si vede un solo militare tedesco in tutto il film, è una questione interna. L’unico “nemico” ad apparire è una prigioniera di guerra, costretta ad esibirsi in una locanda gremita di soldati in libera uscita, col loro carico di testosterone. La sua struggente canzone commuoverà perfino loro, l’empatia verso chi è privato della propria libertà, per di più lontano da casa, supera le barriere linguistiche e la contrapposizione bellica.

Il generale Ripper mentre spara agli alleati, nel Dottor Stranamore

Il generale Ripper mentre spara agli alleati, nel Dottor Stranamore

Il Dottor Stranamore invece è in piena Guerra Fredda. Lascia i toni drammatici per andare sul tragicomico, ma stavolta non è in ballo solo il destino di qualche uomo o di una Nazione, ma del mondo intero. Il paranoico generale Jack D. Ripper (traslitterazione di Jack the Ripper, lo Squartatore) dà l’ordine di perpetrare un attacco nucleare contro lUnione Sovietica. Il Pentagono riesce a richiamare tutti i B52 tranne uno, diretto alla base di Laputa (in spagnolo “la puta”, ehm, il mestiere più antico del mondo, un po’ il corrispettivo del formicaio in questo film). Per il capitolo eros & thanatos, inoltre, il nome dato al presidente americano è Muffley, storpiatura di uno dei mille modi di chiamare la vagina (muff). Si rischia una reazione a catena a base di ordigni atomici fra Usa e Urss, il grande timore di quegli anni usato in realtà più come deterrente che come arma di offesa. Per convincere il generale Ripper a dare i codici per la messaggistica criptata, viene così inviato un manipolo alla base di Burpleson (qualcosa come “rutto”, in italiano). Ritorna quindi il tema del nemico interno, visto che alla fine la sparatoria è fra inglesi e americani, presunti alleati. Un po’ come la fucilazione in Orizzonti di Gloria.

Il sergente Hartman contro Palla di Lardo

Il sergente Hartman contro Palla di Lardo

Infine Full Metal Jacket, qui il tema dell’eros contrapposto a thanatos è molto più evidente, sia nei cori dell’addestramento dei Marines a Perris Islans, sia nel monologo finale di Joker, dunque nell’unica battaglia del film – sempre che battaglia la si voglia considerare. Siamo nel massimo dell’escalation militare americana in Vietnam, le perdite da ambo le parti sono altissime, ma la divisione di Joker e Cowboy è sotto scacco di un solo cecchino, che poi si rivela essere una donna. Formicaio e Laputa, metafore femminili, stavolta si personificano. Il nemico interno è chiaro nell’addestramento: il sergente Hartman contro Palla di Lardo, tutti contro Palla di Lardo per evitare le punizioni di Hartman, Palla di Lardo contro Hartman e poi contro se stesso. Non a caso la scena topica dell’omicidio/suicidio di Palla di Lardo, si svolge nella stanza del generale denominata “head”. Il capo inteso come comandante, il capo inteso come testa. Come si fosse nei meandri della mente, appunto. Più interno di così il nemico non potrebbe essere.

Il nemico esterno invece continua a non vedersi (quasi) per niente, di conseguenza scarseggia l’azione. Purtroppo per chi ha bisogno di un eroe per cui tifare o in cui identificarsi, nella guerra di Stanley non esistono i buoni.

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