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Origins

Polizia vs neri, la realtà supera Spike Lee

radio-raheem-choke-do-the-right-thingQuasi tutti conoscono il monologo di “Monty Brogan” Edward Norton nella 25a ora, quasi una bibbia dello stereotipo contro New York e i suoi abitanti, dalle minoranze etniche alle ricche signore rifatte, dai senzatetto agli omosessuali, ai poliziotti corrotti, preti, amici, padre, fidanzata, fino a tirare giù la stessa architettura e gli stili delle case dei diversi quartieri. Forse qualcuno in meno conosce la scena molto simile di Fa la costa giusta, da cui il primo film attinge. Ovviamente, trattandosi di Spike Lee che riprende Spike Lee, non è plagio.

Le differenze ci sono, all’apparenza nella 25a ora la sceneggiatura è più completa e dettagliata, non a caso parliamo di 5 minuti contro uno e spiccioli. Da un certo punto di vista è vero, ma si tratta di due complessità diverse. La 25a  ora è del 2002, ha ancora aperte le cicatrici dell’11 settembre e riflette un mondo ancora più globalizzato. Ma soprattutto è lo sfogo di un re della droga che sa di dover passare 7 anni in carcere, è pura frustrazione che si spegne con la stessa velocità con cui inizia. Monty ce l’ha, alla fin fine, solo con se stesso.

In Fa la cosa giusta è un tutti contro tutti, neri contro italiani, italiani contro neri, portoricani contro coreani, poliziotti contro portoricani, coreani contro l’allora sindaco Koch (ebreo), in un trionfo di stereotipi specchio delle tensioni etniche che stavano esplodendo alla fine degli anni ’80 nella capitale della multietnicità. In particolare fra polizia e afroamericani.edward-norton-25th-hour

Per riassumere brevemente, le cronache che hanno ispirato Spike Lee parlavano della vicenda di Tawana Brawley, quindicenne presunta vittima di stupro da parte di uomini con il distintivo, anche se poi la vicenda si sgonfiò per le contraddizioni nel racconto di Tawana e l’assenza di segni di violenze. Ma per Spike Lee, “Tawana ha detto la verità”, come emerge dal murale che si vede nel film. O ancora la morte di Michael Griffith, investito da un’auto mentre scappava da italiani inferociti senza motivo – nemmeno la polizia ritenne credibile la chiamata contro neri sospetti effettuata dalla pizzeria dove mangiava con un amico. Anche questa scena, con variazioni, è presente nella pellicola.

E tante altre morti per mano della polizia, da Yvonne Smallwood che si lamentava di una multa alla sessantenne con disturbi mentali Eleanor Bumpers, che rifiutava lo sfratto. Niente di nuovo rispetto ad adesso, solo che sono passati altri 30 anni, fino al noto “I can’t breathe”, slogan che ha commemorato Eric Garner, soffocato a morte un anno fa. Proprio come Radio Raheem di Fa la cosa giusta: triste profezia, ma non era troppo difficile da prevedere.

Lo stesso sindaco di New York Bill Di Blasio l’anno scorso aveva confessato di aver avvisato il figlio Dante di stare attento alla polizia, nonostante fosse bianco. È una chiara ammissione che un problema c’è, a maggior ragione se detto dalle istituzioni. Invece l’ex sindaco Rudy Giuliani ha risposto “se vuoi insegnare a un giovane ragazzo nero come evitare di essere ucciso, puoi parlare della polizia. Ma dovresti spendere il 90% del tuo tempo a discutere anche sul modo in cui potrebbe essere più probabilmente ammazzato per mano di un altro nero”. La dichiarazione nasce da una statistica, per cui l’83% dei bianchi è ucciso da altri bianchi, ma per i neri la percentuale sale al 93%. È vero che sono più frequenti gli omicidi all’interno di una stessa comunità, ma se le statistiche vengono estrapolate da un contesto più ampio, sono sterili.

635532946496972818-fergusonresponse10A parte il già di per se allarmante dato per cui le morti totali legate all’arresto sono state 4813, con il 5,7% di “cause ignote”, il 5,7% di “altro” (sic!), secondo il dipartimento di Giustizia  le vittime sono per il 42% bianchi e al 31% neri, con un 20% scarso di ispanici. Peccato che rispetto alla popolazione i bianchi siano quasi i 2/3, la proporzione è abbastanza inquietante. Tutto nasce da un velato razzismo di base, le unità speciali sono usate per il 39% dei casi contro i neri, a fronte di un 20% di bianchi, il 79% per perquisizioni legate al traffico di droga. Nella sola New York nel 2012 i controlli hanno riguardato 284 mila afroamericani e 50 mila bianchi.

Come spesso accade, la realtà va ben oltre la finzione. Anche quando questa attinge dalla realtà.

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