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Fuga da Alcatraz. Versione Messico

tunnelLa notizia non è certo positiva, ma per le modalità in cui si è svolta ha del grottesco. Solo pochi giorni fa Joaquin “El ChapoGuzman, a detta di molti il più potente narcotrafficante del Messico, è evaso di galera, in puro stile Banda Bassotti. Se non sono lenzuola annodate alle sbarre fino ad arrivare a terra, versione criminale di Raperonzolo, allora si tratta di un altro grande classico. Il tunnel verso la libertà.

11 luglio, i secondini dell’Altiplano, carcere in teoria di massima sicurezza a meno di 100 km da Città del Messico, si insospettiscono perchè “El Chapo” non torna dalle docce, area non videosorvegliata per evidenti ragioni di privacy (ma non è nell’immaginario collettivo il luogo dove si compiono efferate violenze a sfondo sessuale?). Il nostro antieroe non veniva sodomizzato, anzi, era tornato libero come un uccellino attraverso un buco nel pavimento dal diametro di circa mezzo metro, ma del resto Chapo vuol dire “piccolo”, il temibile boss è alto appena 1,67 metri. Da qui l’accesso a un tunnel sotterraneo di un chilometro e mezzo costruito dai complici. Perché un  uomo della sua caratura nel mondo della criminalità organizzata non si sporca le mani, anche considerando che era in carcere da febbraio 2014: in un anno e mezzo i lavori della metro C di Roma, con tutta la tecnologia, non erano nemmeno iniziati. Certo, difficile pensare che nessuno dell’istituto penitenziario si fosse accorto di nulla. Le “talpe” in questa storia si sprecano, in tutti i sensi.

El Chapo quando era guardato a vista in carcere

El Chapo quando era guardato a vista in carcere

Il boss Guzman ha goduto di ogni comodità, a quanto risulta dalle relazioni della polizia: tunnel ventilato e illuminato, larghezza perfetta e per questioni di tempo, gli era stata lasciata in dotazione una motocicletta su rotaie. Quando si è di fretta, non si può cincischiare in passeggiate di salute.  Il corridoio portava quindi a un edificio ancora in costruzione, da lì potrebbe essere andato ovunque. Guzman ha stabilito un piccolo grande record: è stato il primo a evadere da Altiplano, segno del suo potere corruttivo. Ma per lui non era una novità, nel 2001 aveva compiuto un’altra impresa da grande classico, quella fuga tramite cesto di biancheria sporca. A Gambadilegno scenderebbe un’unica, piccola lacrima.

La storia di Guzman parte già con un alone di mistero, sulla sua data di nascita. Inspiegabilmente non si sa se abbia visto la luce a Natale del 1954 o il 4 aprile del 1957. Nel 2003 è diventato leader indiscusso del traffico di droga in Messico, dopo l’arresto del principale rivale Cardenas, del cartello del Golfo. Il suo cartello, Sinaloa, che controlla quasi tutto il Pacifico e gestisce circa un quarto della droga che entra negli Stati Uniti e la Dea, il corpo speciale antidroga degli Usa, stima in circa 30 miliardi di euro il giro d’affari e considera Guzman il più potente tra i narcos del mondo. Jack Rileay, capo Dea di Chicago, addirittura si spinge oltre, parlandone come del più pericoloso in ogni genere di crimine, rimpiazzando un “grande” nome di Chicago come Al Capone.

cartello sinaloaGli americani credono che Guzman sia tornato nella sua Sinaloa, dove grazie agli aiuti economici che dà alla popolazione locale è rispettato e protetto. Soprattutto dove potrà ricominciare a prosperare, più forte di prima. Le guerre della droga sono una piaga che il governo messicano sta cercando di marginalizzare ma non con particolari risultati, nonostante gli sforzi dell’ex presidente Calderon tra il 2006 e il 2012, che ha fatto ricorso all’esercito e alla marina per catturare almeno i grandi capi. Anche gli Stati Uniti hanno speso miliardi di dollari per la cooperazione con il Messico. Ma per far capire la gravità della situazione, è stato festeggiato il calo di omicidi sotto i mille al mese (sic!). Peccato che poi aumentavano i rapimenti. Senza contare il fatto che, secondo le statistiche, nove reati su dieci non sono denunciati. Perchè chi cerca di mettere luce muore, come l’ottantina di giornalisti o i politici, più di venti sindaci, un candidato governatore del Tamaulipas e un membro del Congresso. Per non parlare dei migranti irregolari che tentano di varcare il confine nord. Facilmente ricattabili, vengono coscritti nelle organizzazioni, se non usati come esche per distrarre i militari alla frontiera, solo in sei mesi del 2010 sono stati usati 11 mila migranti.

Belli i tempi dei mariachi pigri come quelli della nota marca di tè freddo, del paradiso di Acapulco, ora contesa da ben 5 cartelli, della canzone di Manu ChaoWelcome to Tijuana”.

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