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Cretesi ma non cretini

pope ciboCi sono due domande sulle mie radici che, per la loro reiterazione, ho odiato da sempre. Una è se fossi parente di qualche Santoro ben più famoso e ricco. L’altra, che per la sua infantilità fortunatamente ha caratterizzato solo le elementari, è se gli abitanti di Creta si chiamassero “cretini” – dal cognome si può intuire come l’isolana corregionale di Minosse fosse mia madre. Non è questione di mancanza di autoironia, anzi. Solo mi sembrava già da bambino una battuta degna al massimo di un cinepanettone. Con tutte le piccole grandi differenze su cui ironizzare, puntare su una erronea mi pareva proprio uno spreco.

“Una fazza una razza”, si dice a est dello Ionio. Ma è un’affermazione a cui non ho mai creduto. Secondo me i greci sono più un incrocio fra turchi e spagnoli, sia fisicamente che dal punto di vista comportamentale (medio). Barba e baffi incolti, capelli più arruffati che pettinati, non una particolare cura nel vestire. Al massimo ci sono similitudini con il sud Italia, per approssimazione negli orari, pigrizia, ma anche fattori positivi come accoglienza e generosità. Non so se le grandi abbuffate con famiglie di cinquanta persone, l’opposto del mononucleare imperante a Occidente, rientrino fra i pregi o i difetti.

Un’ulteriore distinzione va poi fatta fra greci e cretesi, come vuole la tradizionale opposizione fra isole e continente. Tempo fa un amico cretese portò alla mia attenzione un articolo ovviamente falso di un giornale assimilabile al nostro Lercio (era To Koulouri, cioè La Ciambella) in cui si parlava di studi scientifici effettuati sui topi per isolare il gene della cretesità… o come si voglia racchiudere in una parola l’essere cretesi.

Risultato del test era la presenza della leventia, la virilità. Del resto, prima che ad Atene si dibattesse di filosofia e fossero tutti omosessuali, “noi” praticavamo la tauromachia e avevamo come simbolo l’ascia poi usurpata da gruppi di estrema destra. Insomma il gene “Sifi”, nome comune come il Ciro dei napoletani, porta uomini e topi ad apprezzare l’alcol e gli spiedini di maiale con lo yogurt. Nella finta intervista, un lavoratore anonimo della Tessaglia, lamentava le pause raki (la grappa cretese) dei colleghi e le conversazioni a voce troppo alta neanche fossero litigi, nemmeno comprese del tutto per le alterazioni idiomatiche.festival2

Nella mitologia Medea maledisse la stirpe cretese a non dire mai la verità, ma questo stereotipo muore con i tempi antichi. La reputazione è rimasta un fattore importante, per cui mai mostrarsi deboli o bugiardi! Se aggiungiamo la scarsa eloquenza sembra quasi un codice di gruppi criminali. E un bel po’ di omertà è rimasta, se non altro a Zoniana, area ai piedi dell’Ida dove la coltivazione della cannabis regna sovrana e ci saranno anche vecchi montanari a difenderla (armati di ak47), ma tanto basta per spaventare polizia ed esercito.

Gli abitanti dei villaggi più piccoli sono facilmente riconoscibili. Anche da giovani iniziano ad indossare l’uniforme, camicia, pantaloni e stivali neri, pelo bene in vista, capello corto. Si narra la leggenda che qualcuno li abbia sentiti parlare, ma personalmente non ci credo. Parlare, quindi rapportarsi con gli altri, è roba da donne e bambini. Al massimo si abbiano ordini e le frasi non contemplano subordinate, si perderebbe tempo. Però osservano tutto e nulla gli sfugge, Corleone style.

Fortunatamente la mia famiglia viene da una città un po’ più grande e aperta al turismo e alcune durezze sono state smussate. Ma non vanno mai via del tutto. L’esemplare maschio è sempre un po’ diffidente, anche nella sua generosità. Sarà anche pronto ad offrirti subito un caffè o una birra ma prima di dare confidenza dovrà passare un po’. Difficilmente lo si vede muoversi, predilige stazionare seduto a bere e mangiare, infaticabile finchè vinto dal sonno. Poco altro lo smuove, a volte nemmeno la presenza di belle ragazze scatenate in discoteca…

epimenide-il-cretese-color_thumbUna specie a parte sono gli autisti di professione. Che la spericolatezza sia una costante universale è noto, a Monaco di Baviera mi capitò un tassista che azzardò un sorpasso a destra, forse per emulare Schumacher (eravamo nel 2002, nel bel mezzo della sua epopea ferrarista). A Creta mi è capitato anche chi mi obbligasse a togliere la cintura di sicurezza, come se fosse un disonore per lui avere in macchina una persona del genere! Tassisti ed autisti di autobus sono diversi dai romani, anche nella loro semi-onestà mantengono un qualcosa di genuino che dalle nostre parti si è perso. E ascoltano musica tradizionale in ogni momento.

Le sessioni di lira e canto possono durare all’infinito, ma pare che nessuno sia mai resistito a tanto. Il valore intrinseco c’è anche, un po’ come negli stornelli il cantante improvvisa rime, ma non con lo scopo di sfottere il malcapitato di turno. Perlopiù racconta storie strazianti di amori finiti malissimo, della pesantezza del vivere, esistenzialismo e affini. Ed era prima della crisi, quando ancora uno stipendio, una casa e due pasti al giorno erano routine. Solo ogni tanto il tema varia, per narrare epiche gesta alcoliche, tanto da conquistare (in realtà più la popolarità greca che cretese) noti personaggi sobri come Moni Ovadia e Vinicio Capossela.

 I ragazzi non ascolteranno più la tipica e stridente lira, ma il malessere è rimasto. Come fossero tutti liceali del classico propendono a una visione negativa della vita, fardello duro da sopportare. Come dire, certe cose restano nel sangue. La crisi ha anche peggiorato le cose. Nell’estate 2013 ero ad un concerto di hip hop locale. A parte l’alta percentuale di chi si avventura nel rap per un centro di 40 mila abitanti, un mio amico rapper a sua volta mi fa notare come anche nei diciassettenni ci sia una rabbia sociale acuita dalla recessione.5581zoniana

Un’altra cosa che risaltava all’occhio era di stile esteriore. In altre parti del mondo l’abbigliamento degli hip hoppettari è standard, maglie e pantaloni larghi, spesso pacchiani, cappellino fisso in testa. Lì nessuno era vestito così, né si “sfondava” come ad un centro sociale – l’esibizione era in una casa occupata con annesso terrazzino. Nonostante le ingenti quantità di birra e vino non si vedeva gente sdraiata o accasciata a vomitare. Non ho mai afferrato quanto sia il gene “Sifi” a influire sul reggere l’alcol e quanto sia l’importanza della reputazione di cui sopra, l’effetto è non mostrarsi battibili da un agente esterno. Chiaro che i postumi li paghi il giorno dopo.

Penso che in questa pagina ci siano le motivazioni che abbiano spinto la collega di Instereotype Josiam a dire “ora capisco perché sei così”.

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