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Armando Cicero, il napoletano che si rimbocca le maniche

La copertina di Start up

La copertina di Start up

C’era una volta il lavoro. Il sottotitolo del libro di Armando Cicero, 40 iniziative imprenditoriali intraprese in 50 anni di lavoro nel marketing e nella comunicazione, è di per se chiarissimo. La situazione richiama per certi versi l’immediato secondo dopoguerra, poche risorse e la necessità di inventarsi gli impieghi, ma con l’assenza di uno spirito, di un ottimismo anche nel rischiare, non proprio del tutto perso ma sicuramente scemato. Start up è il titolo, il volume edito dalla Opposto non è solo il ripercorre una brillante carriera fatta di scommesse più o meno vinte, è “una dedica ai giovani, che possano seguire non tanto la storia quanto i contenuti, il modo di approcciare le attività”, spiega l’autore.

“Ho avuto molte esperienze, tutte importanti, fatte con coraggio e voglia di vincere”, con il picco del rilancio de Il sole 24 ore ma anche un passato in Publitalia, Fininvest, Mondadori. Se c’è una significativa differenza non sta nei risultati raggiunti, ma “nell’essere manager di un’azienda propria o non esserlo”, come a dire, per quanto fallimentare, gestire una creatura propria ha tutt’altro sapore.

“Una volta il mondo poteva sembrare più facile, ma era molto piccolo. Oggi è grandissimo”, prosegue Cicero, “senza frontiere”. Gli interscambi sono sempre più frequenti, non è più il salto del buio di chi lasciava la città natale per trasferirsi magari solo in un nord Italia di cui si sapeva poco, come il Nostro fece andando a Milano. Sempre e comunque mettendosi in gioco con un carattere tipicamente napoletano, che è stato un’arma a doppio taglio.

Da una parte “nei vicoli di Napoli è stato inventato il marketing”, ci scherza su Bruno Manfellotto, direttore dell’Espresso e autore di uno degli autorevoli commenti al libro di Cicero, “dal modo di esporre la merce a come richiamare la clientela”. Senza dimenticare i “pazzarielli, signori in costume borbonico che pubblicizzavano le aperture dei nuovi negozi, seguiti da nugoli di scugnizzi che alimentavano la fama del locale”. Dall’altra un partenopeo deve sempre faticare il doppio per scrollarsi etichette e stereotipi di sfaticati, di gente che lavora con faciloneria, arrangiandosi alla meno peggio, tanto qualcosa esce fuori.

Questo, come il periodo della ricostruzione postbellica, “è un momento di opportunità creativa e di cambiamento”, sostiene Andrea Purgatori, giornalista, anch’egli fra i commentatori dell’opera di Cicero. “Armando ha sempre ricominciato da capo, anche andando via da Publitalia” quando non era economicamente conveniente farlo, “con la costante della curiosità, motore dei vari passaggi di lavoro”. “Le possibilità ci sono ancora”, chiude Cicero, “bisogna fare sacrifici, senza vergognarsi di chiedere aiuto se serve, ma dandosi da fare e vivendo con fiducia”.

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